Agostiniani, Mura Urbiche e Ninfeo delle Fate

Svelate tre meraviglie che raccontano la storia di Lecce

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Che Lecce sia considerata uno scrigno di tesori e meraviglie architettoniche e artistiche, non è una novità per nessuno. Se poi nelle ultime settimane, a seguito di imponenti ristrutturazioni e restauri conservativi, sono stati riportati al loro antico splendore tre nuovi spazi ricchi di storia e di bellezza, allora visitare la città barocca non è più un’opzione, ma un vero e proprio must.

La prima delle tre aree architettoniche svelate alla comunità, ai turisti e ai visitatori, è quella dell’ex Convento degli Agostiniani e della Chiesa di Santa Maria di Ognibene di viale De Pietro. L’edificio conventuale, caratterizzato da grande semplicità in linea con i principi dell’ordine agostiniano, si sviluppa su due piani fuori terra, con maniche che si articolano intorno ad un chiostro rettangolare. La chiesa è un vero e proprio gioiello.

Pregevole è la copertura a volta lunettata, gallonata da costoloni decorati a rilievo con nastri di fogliame e fiori. Il frutteto, il giardino dei fiori, la passeggiata dei melograni, la piazzetta degli alberi di Giuda ed il percorso perimetrale intorno al convento rendono il giardino uno spazio suggestivo e quasi onirico, che invita ad una fruizione rispettosa dei luoghi e della bellezza e fragilità della natura.

Proprio di fronte a questo importante complesso architettonico, è possibile ammirare l’imponenza e bellezza delle Mura Urbiche, fortificazione cinquecentesca che un tempo faceva parte integrante del sistema difensivo urbano.

Gli spazi riscoperti, infatti, consentono oggi di comprendere come funzionava e a quali principi rispondeva una architettura militare. Si possono leggere la simmetria e la rigorosa geometria dell’impianto architettonico, comprendere la strategica posizione delle aperture quali cannoniere, troniere e i lucernai posti sulle coperture. Si possono apprezzare le ingegnose soluzioni architettoniche e formali nell’articolazione delle masse murarie del progettista Gian Giacomo dell’Acaya che, non è stato solo un ingegnere militare ma anche uno dei massimi architetti artefici del rinnovamento urbano del 1500. Al di là delle esibizioni e spiegazioni storiche, il luogo aspira ad essere una meta privilegiata di passeggio, di svago, di sosta e meditazione, un intrattenimento estetico e culturale che aiuti a capire la ricchezza di Lecce.

Infine, terzo spazio svelato, duecentocinquanta metri quadrati di copertura per una masseria del ‘700, Masseria Tagliatelle, che durante i lavori di recupero si è rivelata essere una seconda costruzione su un palazzo nobiliare risalente al 1500, residenza di Scipione de Summa, governatore della Terra d’Otranto. All’interno della struttura sono presenti i resti di un antico Ninfeo ipogeo, probabilmente all’epoca sorgivo, dove le dame di Lecce si riunivano nei momenti conviviali, per immergere i piedi nell’acqua durante i periodi più caldi.

 Al Ninfeo delle Fate si accede da un’antica scala sulla quale campeggia un affresco, datato 1585, che illustra l’Annunciazione. All’interno, dodici nicchie occupate dalle “fate”, disposte intorno alla stanza. Mentre Masseria Tagliatelle e il Ninfeo delle Fate non sono ancora fruibili, le Mura Urbiche e l’ex Convento degli Agostiniani sono aperti al pubblico tutti i giorni, dalle ore 18 alle ore 20.

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