Otranto Porta d’Oriente

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di Elena Cagnazzo

Dal Paleolitico ai Messapi, fino all’Impero Romano, dal Medioevo dei Bizantini e successivamente all’invasione normanna, Otranto è stata un punto di scambio commerciale e un calderone di culture, una Porta d’Oriente aperta verso il mare. Diversi sono gli itinerari da percorrere nell’affascinante città capoluogo del territorio e punto più a est d’Italia.

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Il Castello Aragonese, antico baluardo del regno normanno, si staglia con le sue mura imponenti a difesa della città contro gli attacchi provenienti dal mare ed ha ispirato Walpole nella scrittura del primo romanzo gotico della letteratura europea. È possibile percorrere in lungo e in largo il castello, dalle vaste sale cariche di storia adibite periodicamente a mostre d’arte fino ai cunicoli nei sotterranei, adesso fruibili al pubblico armandosi di torce e tanto coraggio. Dal castello ci si addentra nel borgo, passeggiando per le stradine lastricate ed iridescenti alla luce del sole di settembre.

Il cuore colmo di storia è la Cattedrale, edificata sui resti di una chiesa paleocristiana ed il suo misterioso mosaico pavimentale. Realizzato dal monaco basiliano Pantaleone, rappresenta l’Albero della Vita, collegandosi alle Sephiroth della mistica ebraica ed intrecciandosi alle gesta arturiane. Si dice che durante le crociate i cavalieri lasciarono il segno indelebile del loro passaggio in sigilli e simboli gnostici nel mosaico, ancora oggi oggetto di ricerca di storici e studiosi. L’invasione dei Turchi e il sacrificio di 800 martiri, le cui reliquie riposano nella Cattedrale, ha segnato la storia della città; scendendo giù nella cripta lo sguardo si perde in un’atmosfera surreale in un amplificarsi di 70 colonne, archi e capitelli.

grafemi-grotta-dei-cerviDalla località Porto Badisco si snoda il secondo itinerario. Qui la Grotta dei Cervi è aperta al pubblico ed è ricca di reperti e pitture rupestri del Neolitico. Quando si giunge a Punta Palascìa, il punto più ad est d’Italia, si assiste ad un mistero: il mare prende il colore del cielo e la linea dell’orizzonte scompare; l’unico punto di rifermento è il faro, bianco e fermo. Più avanti le Cave di Bauxite regalano uno spettacolo di colori: il rosso incandescente della terra prende il colore del minerale che in passato veniva estratto; la vegetazione e l’acqua che si è insediata nella cava dismessa prendono un colore verde molto intenso, quasi innaturale.

L’ultimo itinerario, quello del mare non può mancare: la Baia dei Turchi è un paradiso nascosto da un fitto boschetto e la Baia dell’Orte è una caletta da raggiungere a piedi dal fondale roccioso, in cui l’acqua si mantiene sempre calma. Si può passare una giornata in barca per vivere l’aria carica di salsedine. La costa a sud è selvaggia e incontaminata, con scogliere vulcaniche, calette e numerose grotte visitabili con imbarcazione; la costa a nord, con roccia di formazione calcarea, è ricca di spiaggette sabbiose con fondale basso, immerse nella macchia mediterranea. L’aria settembrina è ideale per esplorare il territorio dell’antica Porta d’Oriente del Salento, qualunque sia l’itinerario scelto.baiadeiturchi

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