Nasce “Palazzo Pino – Casa delle Culture”. Intervista al Direttore Artistico, curatore e critico d’arte Lorenzo Madaro

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Nasce nel Salento un nuovo importante contenitore culturale – Palazzo Pino | Casa delle Culture – che aspira a diventare punto di riferimento per artisti, curatori, operatori del mondo della cultura.

Ne parliamo con Lorenzo Madaro, critico d’arte e curatore, nonché direttore artistico.

Monteroni accoglie un nuovo contenitore d’arte. Che cos’è “Pro Arte Pro Deo Museo” e che cosa rappresenta per il paese e per l’intero territorio?

L’arte si è sempre confrontata con il sacro, in tutte le geografie e in tutte le epoche storiche. La collezione del Pro Arte Pro Deo, che propone dipinti, tecniche miste e sculture di artisti legati in particolar modo al territorio salentino, oggi trova casa in uno spazio allestito con rigore, proponendo una selezione delle opere raccolte in questi anni. Il Salento custodisce diversi musei nei piccoli comuni, spero che un domani saranno messi in rete, per respirare necessitano di un dialogo costante “dentro e fuori luogo”. Per il paese rappresenterà certamente un momento di confronto e dialogo con alcune esperienze dell’arte; ma anche uno spazio di confronto e crescita, visto che non sarà certamente un museo immobile. Negli anni hanno esposto nella rassegna Pro Arte Pro Deo nomi significativi, penso a Pietro Guida, Antonio Massari, Fernando De Filippi, giusto per citarne alcuni. Le loro opere saranno al centro di un percorso espositivo fruibile e accogliente.

Il Museo verrà inaugurato l’11 maggio, alla presenza dell’Arcivescovo Domenico D’ambrosio e di molte autorità locali. Che cosa prevede la mostra d’apertura di Pro Arte Pro Deo?

Quando mi è stato proposto di pensare a una mostra d’apertura, ho pensato subito a Kengiro Azuma, artista giapponese classe 1926 deceduto lo scorso anno. Kengiro aveva novant’anni, ma una grande vitalità, che derivava soprattutto in una accentuata spiritualità e da una fede incrollabile verso i valori dell’arte. Ogni giorno tracciava un “segno” su una grande agenda dai fogli bianchi. Era un gesto molto zen, intimo e insieme universale. Al suo arrivo a Milano, ormai oltre mezzo secolo fa, ha conosciuto e amato la scultura “etrusca” di Marino Marini, che diventò suo maestro. Marini gli insegnò una questione fondamentale: il giovane Kengiro a suo parere avrebbe dovuto cercare nella sua cultura giapponese e orientale le radici della sua pratica artistica. Così fece. Perciò passò dalla scultura figurativa a quella astratta, contrassegnata da segni vuoti sulla materia.

Ho scoperto il suo straordinario lavoro alcuni anni fa a Matera, in occasione della mostra antologica ideata e curata da Peppino Appella nelle chiese rupestri. Sono poi andato a trovarlo in studio a Milano, l’ho intervistato più volte per Repubblica e Artribune. Non dimenticherò facilmente i nostri incontri in quello spazio così stratificato di opere e ricordi che era il suo studio. Mentre rispondo alle tue domande guardo una sua carta degli anni Settanta. È con me da almeno cinque anni. Il segno scomposto, profondo, analitico e insieme libero, contrassegna il percorso di Azuma. È stato grazie all’amico Appella che sono entrato in contatto con lui. Poi sono arrivati nuovi amici, come Alina Kalczinska Scheiwiller, moglie del grande editore Vanni, anche lui molto legato ad Azuma. Per All’Insegna del Pesce d’Oro, infatti, sono usciti diversi libri dedicati alla sua ricerca.

Ci vuole anticipare lei in che cosa consisterà la temporanea di Azuma?

Grazie alla disponibilità di Appella e del Museo Internazionale della Grafica di Castronuovo di Sant’Andrea – in Lucania, terra che grazie al lavoro di Peppino è al centro della geografia dell’arte da ormai mezzo secolo -, in mostra avremo numerose opere su carta che costituiscono un itinerario complesso e antologico. Si va dai segni degli anni Sessanta alle opere più mature. Una vera e propria retrospettiva sulla sua opera grafica. Incisioni, inchiostri, matite, tecniche miste: la vera genealogia dell’opera di Azuma si rintraccia nel continuo, quotidiano e spirituale percorso grafico. Momento germinale e insieme compiuto di tutto il suo percorso, che anticipa e segue l’altro fondamentale percorso, quello della sua scultura.

Per i prossimi mesi si prevedono anche attività collaterali, destinate alle scuole e agli artisti. Qual è il senso e la mission di questo luogo di cultura appena restituito alla comunità?

Sono sempre più convinto che una rivoluzione culturale debba partire dai piccoli centri, dalle piccole comunità. E il confronto con il mondo della scuola è fondamentale, primario, vitale. Sono sicuro che le professionalità all’interno di Protem Comunicazione, l’agenzia che gestisce Palazzo Pino, garantiranno e progetteranno tali percorsi di conoscenza dell’opera di Azuma e degli altri artisti che, insieme, ospiteremo qui.

È vero che si sta registrando in Salento un vero e proprio risveglio culturale?

Speriamo bene!

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