La festa di San Rocco a Torrepaduli: la notte dei tamburellisti

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La festa di San Rocco è una tradizionale festività di Torrepaduli, piccola frazione del comune di Ruffano, nel cuore della Grecìa salentina. Ogni anno, la notte del 15 agosto, la manifestazione raccoglie migliaia di turisti che la seguono, affascinati dalla perfetta commistione tra evento religioso e festa popolare.

Una strana leggenda che accompagna la figura di Rocco da Montpellier è legata alla processione lungo la via principale che dalla frazione di Torrepaduli conduce al centro di Ruffano. Le autorità di Ruffano decisero di spostare in via definitiva la statua del martire in città, ma questa divenne così pesante da impedirne l’avanzamento della processione. Solo quando la comunità fece dietro front per tornare nel suo Santuario natio, la statua di San Rocco ritornò “magicamente” al suo peso normale.

La rievocazione di quell’incidente si può ancora ascoltare nei racconti dei più anziani, che si tramandano la leggenda da generazioni, conservando vivido lo spirito religioso delle origini. Ancora oggi i credenti giungono in pellegrinaggio a piedi dai paesi vicini fino al Santuario, dove alcuni credenti percorrono la navata in ginocchio fino alla statua del santo. Questo aspetto intimo della festa rimane vivido nel cuore dei suoi cittadini e non, nonostante la controparte folkloristica abbia preso – mediaticamente parlando – il sopravvento.

Al ritorno del simulacro del Santo al Santuario, iniziano le danze.

torrepaduliLa ronda rappresenta il palcoscenico ideale dove ballerini e duellanti si sfidano al motto di “ni vitimu a Santu Roccu”, cioè “ci vediamo a San Rocco”, posto designato nell’antichità rurale dove risolvere le controversie. Nella pizzica-scherma (anche conosciuta come danza delle spade) si mima un combattimento di coltelli usando semplicemente le dita della mano nuda; è dunque un tipo particolare di pizzica eseguito esclusivamente fra uomini.

Questa particolare forma di danza non è di libero accesso ma, essendo legata per tradizione prevalentemente ad ambienti malavitosi, bisognava essere iniziati al ballo da persone già preparate ed essere presentati pubblicamente da un “compare” che fungeva da garante. A ritmico battito del tamburello si iniziava a duellare, spesso in scontri all’ultimo sangue dove la colonna sonora del magico strumento non serviva a curare dal morso della taranta – come accadeva negli altri centri della Grecia salentina -, bensì a fomentare gli animi di chi aspettava questa occasione per regolare i conti. Nella festa di San Rocco si possono vedere due stili esecutivi diversi, uno “leccese” e l’altro “zingaro”. Entrambi sono repertori ricchi di un complesso dizionario gestuale codificato e noto solo agli adepti.

Come ogni anno dalla sua nascita il Festival della Notte della Taranta si ferma solo il 15 agosto per rispettare la tradizione della Festa di San Rocco a Torrepaduli e la spontanea formazione di ronde intorno alla mezzanotte davanti al Santuario, di cinquecentesca memoria. Un silenzioso rispetto che dal 2015 si è codificato in collaborazione tra la Fondazione La Notte della Taranta, il Comitato Festa San Rocco e la Fondazione di Partecipazione Terre del Capo di Leuca-De Finibus Terrae.

torrepaduliIl mix tra sacro e profano della Festa di San Rocco si allarga anche alla sfera della musica popolare, grazie al gruppo de I Tamburellisti di Torrepaduli. Nati per un’indagine sociologica dello studioso Pierpaolo De Giorgi, la formazione lavora da sempre al recupero delle tradizioni del Salento.

Nel corso dei primi anni Novanta il gruppo, con i loro concerti inediti e pionieristici, diventa protagonista della riaffermazione della dimenticata pizzica-pizzica, musica e danza attorno a cui in passato gravitavano i valori universali del culto di Dioniso e della Madre Terra. I Tamburellisti di Torrepaduli spesso scrivono nuove melodie e rielaborano musiche, testi e danze in senso progressivo. Ma è la tradizione, la vera regina dell’esibizione. Con lei, un ruolo primario lo gioca il tamburello salentino “a cornice”, suonato virtuosamente, che offre un emozionante ritmo incrociato (poliritmia ottenuta suonando simultaneamente in 4/4 e 6/8).

Il gruppo riprende la musica che guarisce i “tarantati” e si ispira alle grandiose tradizioni del tamburello e della danza-scherma di Torrepaduli, dove ogni anno, nella notte di Ferragosto, si rivive una cultura antichissima legata al Santuario di San Rocco.

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