Amo.Odio.Oro. Proroga per Edoardo De Candia a Lecce

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Edoardo De Candia, la sua città, il suo sguardo in oltre cento opere esposte nel complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, a Lecce. Una sfida più che riuscita quella della Regione Puglia, in collaborazione con la Provincia di Lecce che, lo scorso 10 luglio, ha inaugurato la prima retrospettiva, curata da Lorenzo Madaro e Brizia Minerva, interamente dedicata al pittore salentino.

“Edoardo De Candia. AMO.ODIO.ORO”, questo il titolo, a pochi giorni dalla vernice aveva già catturato l’entusiasmo di cittadini e turisti registrando numeri di successo, nonostante l’alta stagione, nonostante il mare. Numeri che hanno convinto le istituzioni a prorogarne il termine fino al 30 novembre.

Sessanta giorni ancora per capire chi era veramente Edoardo. In molti se lo sono chiesto, persino chi credeva di conoscerlo o, magari, l’aveva incontrato a passeggio sul lungomare di San Cataldo, in qualche bar a barattare un suo disegno per un bicchiere di vino, all’uscita di una scuola.

#tiricordiEdoardo?

Edoardo De Candia c’era per la sua città, l’aveva camminata metro dopo metro, l’aveva respirata, disegnata, raccontata, a modo suo, con la sua arte, nella sua bellezza e nelle sue contraddizioni. Era malato di verità. Per questo, probabilmente, fu ricoverato in manicomio. All’epoca il costume imponeva di tenere le emozioni chiuse dietro la porta di casa e chi, come lui, era capace di lasciarle uscire era pazzo, era malato. All’epoca la ‘città’ era piena di muri e troppo povera di ponti.

Ecco qual è stato ed è, allora, il senso della mostra: essere quel ponte per ricollegare la comunità a uno dei suoi più importanti artisti, per farlo rivivere in un tempo diverso, forse pronto a spingersi in profondità nella lettura dell’animo umano.

Così “Edoardo De Candia. AMO.ODIO.ORO” è una ricostruzione della sua vita e della sua vicenda creativa, densa di connessioni e prospettive, anche evidenti e ciononostante sempre trascurate dal mondo della critica, fatta eccezione per alcuni interventi. C’è il corpo, nella sua dimensione erotica ed eretica, in quell’AMO, l’opulenza delle donne che vivono spazi di pensiero senza fondali, senza prospettive, senza contesti. Si muovono, sinuose, con i loro corpi pieni di vita e voluttuosa magnificenza. C’è il mistero, le contraddizioni del presente, l’urbanizzazione selvaggia e i segni rigonfi di pathos e dramma, nell’ODIO. Ci sono i toni forti ed esasperati della luce, in quei paesaggi che compongono una geografia dell’ORO. C’è Edoardo De Candia, tutto il suo mondo, in queste tre sezioni ideali di una mostra che vuole avviare una riflessione di carattere storiografico su un artista troppo ‘irregolare’ talvolta per essere compreso.

Edoardo De Candia era un autodidatta, un outsider. Un ‘cavaliere’ che una terra ce l’ha avuta eccome ed è tutta lì, in quelle cento opere che sono veri e propri atti d’amore.

L’allestimento è curato da Big Sur e mette in relazione gli spazi e le prospettive di San Francesco della Scarpa con la dimensione sacra e sensuale dell’opera di De Candia.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 17.00 alle ore 21.00.

Intanto, venerdì 27 e sabato 28 ottobre proseguiranno “gli inseguimenti – sulle tracce di Edoardo” a cura di Mauro Marino e del Fondo Verri. Sarà una passeggiata in un luogo “impossibile”, verso l’Ospedale Psichiatrico “G. Libertini”, quel luogo dove Edoardo fu più volte ricoverato.

Nel manicomio salentino si entrerà leggendo le pagine di “Edoardo possente come un vichingo, dolce come un bambino” che Maurizio Nocera ha dedicato alla “questione psichiatrica” di Edoardo, e che raccoglie l’articolo «Influenza della terapia di shocks e psicofarmacologica sulla produzione pittorica di tre artisti schizofrenici ricoverati nell’Ospedale Psichiatrico di Lecce», pubblicato sulla rivista su «Folia Psychiatrica» nel 1963 come Comunicazione al II Colloquio internazionale sull’Espressione Plastica tenutosi a Bologna il 3 e il 4 maggio. Edoardo, che all’epoca aveva 26 anni, fu il “Caso 1” e a lui i tre psichiatri autori dell’articolo dedicarono lo spazio più ampio.

Scrive Maurizio Nocera: «Edoardo, pittore geniale ed estroso, con la faccia da vichingo e il cuore di bambino. Alcuni l’avevano considerato una sorta di bohemien perditempo e perdispazio, altri né più nemmeno che un maudit come il suo più intimo amico in terra e in cielo, il poeta magliese Salvatore Toma. Nell’immaginario collettivo, fu pensato come l’uomo che andava a piedi alla marina di San Cataldo, che si metteva nudo disteso sulla spiaggia e che nudo entrava nelle acque dell’Adriatico a dispetto di chi della Natura si faceva beffa. Fu pure pensato come un matto “guarda stelle” in una Lecce barocca e sorda, o come un alieno che non conosceva la dimensione del tempo terrestre, quantomeno che non ne conosceva la scansione. Edoardo fu un artista che si permise di distrarsi con le differenti dimensioni della quotidianità. Fu l’uomo più libero del mondo, e l’artista che su qualsiasi supporto seppe dipingere la Natura col furore di un amante che non sapeva darsi pace. Per lui la Natura fu tutto: l’origine della specie umana, ma anche il sicuro rifugio della quiete dei sensi».

Il tema dell’incontro sarà “il perché del camminare” e sarà condotto dal poeta Simone Giorgino del Centro PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture dell’Università del Salento.

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