Antonio Castrignanò, voce e anima della musica tradizionale salentina

Nel mese della Taranta e della musica popolare per antonomasia nel Salento, SalentoDove intervista Antonio Castrignanó, musicista salentino, voce e tamburo de la Notte della Taranta.

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Nel mese della Taranta e della musica popolare per antonomasia nel Salento, SalentoDove intervista Antonio Castrignanó, musicista salentino, voce e tamburo de la Notte della Taranta.

Ha suonato e collaborato con artisti come Stewart Copeland, Mauro Pagani, Giuliano Sangiorgi, The Chieftains, Goran Bregovic, Ballakè Sissoko, Ludovico Einaudi e Marcan Dede; è vincitore di numerosi premi come compositore; è divenuto negli anni uno dei personaggi simbolo della riscoperta tradizione musicale del Salento.

 
È uscito da pochissimi giorni il tuo nuovo EP, un viaggio nel Salento e nel Sud Italia in sei brani. Come nasce e cosa racconta questo lavoro?
L’esigenza per ogni disco resta sempre quella di racchiudere alcune vicende personali legate a brani della tradizione orale che amo particolarmente e che hanno un carattere comune, nell’arrangiamento ma non solo, anche nelle storie che si portano dietro, nel suono e nei volti delle persone che me l’hanno trasmessi.
Un altro elemento che ho voluto assolutamente far emergere è l’artwork; così come negli arrangiamenti ho voluto dare un aspetto deciso e originale al packaging che assomiglia ad un vecchio 45 giri e contiene un grande poster con un repertorio fotografico di scatti, bellissimi e significativi, vissuti sul set “cinematografico” del videoclip Fomenta firmato da E.Crialese, in cui padroneggia il paesaggio rurale del Salento.
Il titolo dell’EP riprende quello di una canzone ormai celebre, Aria Caddhripulina. Ci racconti la sua genesi?
E’ arrivato il tempo. Pubblicare questa canzone era ormai un’esigenza maturata non solo in me, ma anche nel pubblico che da anni danza le sue note, la chiede ai concerti, aspetta la fine per ascoltarla, mi scrive, si complimenta ma soprattutto si identifica! Questo poi è il senso e il bello della tradizione. Avevo già sentito questa melodia in alcune vecchie registrazioni degli anni ‘80, ma ho “vissuto” e ascoltato dal vivo questa canzone direttamente dal grandissimo Pino Zimba che mi raccontava come fosse legata a suo padre e al suo periodo in Svizzera, e che aveva deciso di cantarla da lì a poco al Festival Notte della Taranta. Credo fosse il 2004 o il 2005. L’ho inserita poi nel mio repertorio e qualche anno più tardi il direttore artistico Sergio Torsello mi chiese di cantarla al Concertone di Melpignano. Il videoclip, con il cantore Cici Cafaro, e tutto il resto, è storia recente.
Sei un cantore del Salento. Qual è il tuo rapporto con questa terra? 
E’ un rapporto d’amore… ma sempre più sofferto. Qualcuno diceva che chi ci nasce vuole andare via e chi ci arriva non vorrebbe più ripartire. Io voglio restare e senza la sua luce, il suo mare e la sua campagna sarei stato sicuramente un’altra persona. È una terra bellissima ma sempre più sacrificata e contraddittoria. Come fosse una creatura da proteggere, per lei si vorrebbe sempre il meglio assoluto. Fuori dai confini territoriali si preferisce spesso raccontarla solo bella, ma almeno tra noi (senza piangerci troppo addosso) qualche “panno sporco” potremmo cominciare a lavarlo cercando di salvare il salvabile, restando un popolo votato all’ospitalità ma anche solidale e unito all’interno,  che sa di vivere una terra magica, da curare e difendere.
Anche quest’anno sarai volto e voce del Concertone della Notte della Taranta. Quali emozioni porti con te su quel palco? 
Bhe non è detto…molto si capirà nell’ultimo periodo. Vedremo. Sicuramente la Notte della Taranta resta un importante laboratorio di crescita professionale per noi musicisti, ed è una realtà musicale che ogni anno appassiona migliaia di persone che la rendono una grandissima festa popolare.
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