Dall’altare al Tempio di Minerva, i lavori di scavo a Castro tra passato e futuro

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Sono stati presentati stamattina a Palazzo Adorno nel corso di una conferenza stampa, i risultati delle attività degli scavi archeologici nel Santuario di Minerva, a Castro. La campagna di scavo, eseguita su concessione del Ministero dei Beni culturali al Comune di Castro, con la direzione scientifica di Francesco D’Andria e il coordinamento di Amedeo Galati, e con la partecipazione di operai e giovani che si sono formati presso l’Università del Salento, si è appena conclusa.

Importantissimi, da un punto di vista scientifico e culturale, i reperti recentemente portati alla luce. Tra gli ultimi, il famoso altare di Atena, che era posto davanti al tempio citato da Virgilio nel terzo libro dell’Eneide, ed era utilizzato come base per i sacrifici animali in onore della dea. Sono infatti state rinvenute decine e decine di ossa di animali, ora allo studio presso il laboratorio di Archeozoologia di Unisalento, e di carboni relativi alle pire sacrificali, allo studio presso il laboratorio di Paleobotanica di Unisalento.

Nel corso dell’incontro, è stata ribadita a più voci la volontà e la necessità di proseguire i lavori.

 “I lavori – conferma il direttore scientifico della campagna di scavi Francesco D’Andria non sono affatto terminati. Se c’è l’altare, rinvenuto poche settimane fa, vuol dire che siamo a pochi passi dal tempio. Fermarsi adesso sarebbe un delitto. Quando sono arrivato, esisteva un unico libro, che si chiamava “Panorama archeologico dell’estremo Salento”. Oggi il Salento ha recuperato la sua centralità attraverso la storia, e noi possiamo usare la storia per ribadire in maniera ancora più forte la centralità di questo meraviglioso territorio. La Regione ha fatto tantissimo per sostenere finanziariamente i lavori, e mi auguro che possa continuare a sostenerci. Anche perché, oltre che garantire la valorizzazione della nostra cultura attraverso la riscoperta delle nostre radici, il proseguimento dei lavori significa anche garantire occasioni reali di lavoro, non solo per i ricercatori e archeologi, ma per tutto l’indotto turistico attorno alla città e alla Puglia. L’interesse scientifico e mediatico è molto alto. Ma c’è ancora tantissimo da fare. I reperti continueranno ad essere esposti nel museo archeologico di Castro all’interno del Castello Aragonese, anche se gli spazi espositivi cominciano ad essere esigui, e c’è la necessità di creare un nuovo spazio, capace di presentare adeguatamente e valorizzare al meglio queste eccezionali scoperte. Come direttore scientifico di questo lavoro, mi sento solo di dire che tanto ho dato, ma tanto, tantissimo, ho ricevuto. Castro è un patrimonio immenso, e sono lieto di rappresentarlo nella comunità scientifica”.

Il vice sindaco di Castro con delega a Turismo e Cultura Alberto Antonio Capraro: “Come amministrazione comunale, non possiamo che essere orgogliosi di quanto è stato fatto e siamo consci che tanto ancora si dovrà fare. È nostra intenzione continuare a lavorare alacremente in ambito archeologico, anche attraverso la promozione di forme di turismo legate all’archeologia. Abbiamo stipulato un gemellaggio, per il quale aspettiamo solo la ratifica dei Ministeri, con la città turca di Edremit, da cui parte, secondo il racconto virgiliano, il viaggio di Enea, e siamo a buon punto per il riconoscimento a livello comunitario della rotta di Enea, con i comuni capofila di Castro ed Edremit. Ringrazio tutta la comunità di Castro, che vive con passione e coinvolgimento i lavori di scavo, e soprattutto il Prof. D’Andria e il suo team, che hanno contribuito, con le loro scoperte, a rendere Castro una dei siti più importanti al mondo in ambito archeologico. Sono certo che lavorando in sinergia con le diverse istituzioni, saremo in grado a breve di portare alla luce nuove eccezionali scoperte e di valorizzarle nella maniera che meritano”.

 

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