L’identità salentina a suon di pizzica. Intervista a Daniele Durante

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Raccontare il Salento attraverso la sua musica popolare, attraverso la storia, l’identità del suo popolo, lo sforzo di contestualizzarsi nel presente e rinnovarsi. Ne parliamo con Daniele Durante, musicista, docente di etnomusicologia del Conservatorio di Lecce, e fondatore nel 1975 del Canzoniere Grecanico Salentino, e dunque figura di assoluto rilievo nel campo della musica popolare salentina.

Che cosa rappresenta la musica popolare per il Salento? 

La musica, così come le altre arti, è una forma di espressione e di racconto. Attraverso la musica popolare il Salento esprime se stesso, narra il suo passato e la sua storia. 

Spesso si fa confusione tra pizzica, tarantelle, e altre forme musicali tradizionali. Potrebbe spiegarci in poche battute la differenza e soprattutto quale di queste racconta meglio la storia e l’identità di questo territorio?

In realtà, non esiste una marcata distinzione fra le diverse forme musicali. Cambia la destinazione, il contesto, l’intensità, le tensioni emotive, l’uso che se ne fa. Non esiste neppure una forma più rappresentativa delle altre: se una musica si rinnova, si ricontestualizza, la gente la esegue e la sente propria, allora questa è la migliore. 

Insieme a Rina Durante che nella metà degli anni ’70 si adoperò attivamente per il recupero delle radici salentine, nacque l’idea del Canzoniere Grecanico Salentino. Cosa può raccontarci di questa esperienza?

I motivi che ci spinsero a dare vita a questo gruppo musicale erano essenzialmente politici. Quindi non una matrice romantica, legata al processo di recupero delle tradizioni che era stato avviato già in Europa nel ‘800, ma una volontà politica di riavvicinarsi al popolo. Per fare questo, era necessario riappropriarsi degli strumenti comunicativi con cui il popolo esprimeva se stesso e le sue istanze. Quindi anche della musica. 

Con il Canzoniere avete dato il via alla rinascita della “pizzica”. Negli ultimi decenni, la pizzica ha vissuto una importante evoluzione… 

Si, vero. In linea generale, possiamo dire che nel Salento abbiamo avuto la forza di resistere ad un processo di commercializzazione legato al mondo dell’industria discografica, mantenendo intatta la nostra identità popolare. Qui nel Salento – ed è questa la differenza tra noi e altre realtà nazionali ed anche europee – il processo che altrove è partito dall’alto, ha avuto invece la sua origine dal basso, con il popolo che ne ha preso le redini e lo ha fatto suo. Si sono modificate le forme ma non l’essenza. 

Il fenomeno “pizzica” ha varcato i confini locali. Come si spiega questo successo?

È stato il giusto mix fra diversi fattori: la forza della musica, unita al fascino del territorio, l’abbondanza di feste popolari che hanno fatto da megafono, e, non da ultimo, la lungimiranza di alcuni politici locali. Il fenomeno “pizzica” è strettamente connesso al flusso turistico, e la crescita di quest’ultimo è stato senza dubbio un elemento importante anche per il fenomeno musicale. Senza dimenticare, infine, la vera forza del Salento, che è quella di fare rete, di consorziarsi, di unire risorse, sinergie, capacità. Il Salento offre un “pacchetto” che non ha eguali in tutto il mondo. 

Dal 2016, è direttore artistico de La Notte della Taranta, manifestazione di punta dell’estate salentina e occasione straordinaria di promozione territoriale e turistica, con migliaia di turisti che arrivano dall’Italia e dall’estero. Come si concilia la tradizione con il fenomeno “Taranta”?

Non bisogna fare confusione tra cultura popolare e tradizione. La tradizione esiste perché vive nel presente. È come il dialetto, che è sicuramente espressione del passato ma è tradizione in quanto si ricontestualizza nel presente. Così è la tradizione musicale, che si rinnova nella contemporaneità. Il termine tradizione deriva dal verbo tradire: se non si tradisce qualcosa non si contestualizza. La Notte della Taranta rappresenta lo sforzo di recuperare il passato e renderlo presente nel gusto della gente. Evviva quindi la taranta!

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