Epifania, tradizioni e leggende

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di Elena Cagnazzo

Sia nella tradizione cristiana che in quella ortodossa, e anche nelle leggende pagane, la figura della Befana trova antiche memorie e ricordi profondi. Nel cielo della notte tra il 5 e il 6 gennaio, ricurva su una scopa fatta di fascine e tronco d’ulivo, vola la vecchia nonnina, simbolo della natura che offre agli uomini gli ultimi frutti della terra dell’anno ormai trascorso.

La Befana rappresenta la natura dei mesi invernali, che racchiude nei semi la sua forza procreatrice, attendendo la primavera per germogliare. Con il suo viso rugoso è una figura tanto amata dai più piccoli perché fa parte di
quel mondo stregato e fatato in cui riporre sogni e speranze brillanti. La Befana è a metà una strega, dal naso grande e con i capelli bianchi legati in un foulard, e a metà una fata buona, che viaggia nella notte di casa in casa per riempire le calze dei bambini appese al camino. Porta i suoi doni ai bimbi più buoni: sono regali semplici perché lei non è ricca come Babbo Natale ma è tanto cara. Per i bimbi cattivi c’è del carbone, che non è proprio un brutto regalo se si pensa che in passato serviva ad accendere il fuoco nei mesi freddi. La Befana premia i bambini in base a quanto si sono comportati bene durante l’anno che ormai è volto al termine, chiudendo un ciclo legato all’anno trascorso.

remagi

In Puglia la tradizione de ‘La Pifanìa’ è stata introdotta nel VI secolo d.C, dopo le guerre tra bizantini e goti per la riconquista della penisola. Nel Salento la religiosità popolare è legata al vecchio rito ortodosso, che dava alla festa del 6 gennaio, ovvero l’inizio del nuovo anno, maggiore importanza nel calendario liturgico. Secondo la tradizione cristiana, già a partire dal III secolo circa si festeggiava il 5 gennaio. In greco ‘Epifania’ significa ‘manifestazione’; le comunità cristiane del Vicino Oriente associavano il termine ai tre segni rivelatori di Gesù: l’adorazione dei Re Magi, il battesimo nel fiume Giordano ed il primo miracolo di Gesù a Cana.

In Persia e in Palestina i re Magi erano gli uomini saggi e competenti di astrologia, citati nel Vangelo secondo Matteo. I Magi seguivano la cometa, come indizio della nascita di un grande re. Arrivarono alla grotta di Gesù Bambino a Betlemme. Donarono l’oro, l’incenso, utilizzato come offerta votiva per le divinità e la mirra, una pianta usata sotto forma di unguento per consacrare i re, i sacerdoti e i profeti (i quali godevano del titolo onorifico di ‘Cristo’ – ovvero ‘unto’). Si narra anche che i Re Magi, non avvistando più la cometa nel cielo, chiesero la strada per Betlemme a una vecchia signora, la quale diede loro indicazioni.

befana

L’anziana, pentitasi di non averli accompagnati, riempì un cesto di dolciumi e iniziò il suo viaggio per le case calandosi dai camini; la Befana lasciava a tutti i bimbi leccornie nella speranza di trovare il Bambino Gesù e di portargli i suoi doni golosi. Secondo la tradizione pagana durante l’Epifania si celebrava la morte e la rinascita della natura, solo dodici giorni dopo il solstizio d’inverno. Quella notte portava con sé tanti sogni, predizioni e superstizioni per propiziare un buon raccolto.

I contadini a mezzanotte si affacciavano alle finestre per scorgere il cielo stellato, come promessa di una buona annata di vino; nelle campagne si accendevano falò dove si riunivano i bambini in allegria per invocare i doni della Befana. Le ragazze prima di dormire recitavano una filastrocca e, se arrivava loro in sogno una chiesa addobbata o un giardino in fiore, l’anno successivo sarebbe stato molto fortunato. La Chiesa dava alla Befana un valore sacrificale: nella tradizione popolare si bruciavano i suoi fantocci come buon auspicio, rinascita e purificazione.

‘La Pifanìa tutte le feste porta via’ recita un detto popolare, forse un po’ malinconico, perché è l’ultimo giorno di festa, che porta via con sé uno strascico di magia e folclore

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