Le Mura Urbiche di Lecce dopo il restauro. Nuovi orari per settembre

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Dopo il lungo lavoro del restauro e dei lavori di svuotamento del fossato interno, sono stat aperte al pubblico le Mura Urbiche di Lecce.

Durante il mese di settembre sarà possibile visitare le Mura Urbiche e il Convento degli Agostiniani, beni di recente restauro, tutti i sabati e le domeniche dalle ore 16,30 alle 19.00. L’orario di visita – fissato nel mese di agosto dalle 18 alle 21 –  è stato anticipato per permettere agli utenti di beneficiare di questa parte prestigiosa del patrimonio culturale cittadino con una adeguata illuminazione naturale. Le visite, che sono gratuite e si svolgono con turni previsti ogni mezz’ora, sono garantite dagli operatori della cooperativa Teuthra.

 

Il progetto di restauro

Il progetto ha previsto il restauro conservativo delle strutture murarie in pietra leccese in avanzato stato di degrado, secondo le consolidate metodologie del recupero monumentale, allo scopo di preservarle nel tempo e consentire la conservazione della loro storia centenaria.

Poiché l’articolazione degli spazi all’interno del monumento si sviluppa su piani diversi e con numerose differenze di quota, si è reso necessario creare nuovi collegamenti, sia orizzontali (quali passerelle, rampe, e via discorrendo) sia verticali (quali scale e ascensori) aventi la funzione di rendere accessibile e visitabile dietro il tratto di cinta muraria e il doppio bastione restaurato nei vari livelli.

Di seguito un’intervista realizzata con l’architetto Patrizia Erroi, progettista e direttore dei lavori, l’architetto Andrea Ingrosso, progettista e direttore lavori delle opere impiantistiche e con il professor Paul Arthur, direttore scientifico degli scavi.
Il tratto della cinta fortificata posto all’ingresso nord della città è stato per troppo tempo dimenticato.

È vero. Il tratto di Mura all’ingresso nord della città, per chi arriva dalla superstrada Brindisi-Lecce, è stato percepito fino ad oggi come una quinta di pietra verso la quale gettare un’occhiata sfuggevole percorrendo la rotatoria di piazza del bastione. Nell’area ex Carlo Pranzo la cinta fortificata si presentava come un relitto murario trascurato e danneggiato dal tempo, davanti al quale parcheggiare con indifferenza la propria auto. Un’area urbana centrale era percepita come periferica e inoltre i cittadini non sapevano cosa ci fosse dietro la Muraglia.

E ora cosa è cambiato dopo l’intervento di recupero?

Dopo l’intervento di restauro delle strutture murarie e lo svuotamento dei fossati, che facevano parte integrante del sistema difensivo urbano, la fortificazione cinquecentesca potrà essere apprezzata in tutta la sua imponenza. Le Mura, ripristinate nella loro configurazione volumetrica, strutturale e materica, vengono ora percepite – insieme al fossato e al banco di roccia antistante il fossato riemersi dopo gli scavi archeologici – come un unico paesaggio di pietra, dotato di una intrinseca qualità figurativa e formale.

Non solo, il bastione di San Francesco si configura come una visione attraente ed invitante non solo per chi si avvicina a piedi lungo i nuovi percorsi pedonali che lo costeggiano, ma anche per chi lo vede da lontano. Immaginate, anzi ormai si può vedere, la bella visuale prospettica che accoglie chi, proveniente dalla strada statale, entra a Lecce per la prima volta.

E dietro le cortine murarie del bastione di S. Francesco cosa avete trovato?

Si tratta di spazi incontaminati che sono rimasti finora esclusi da qualsiasi ipotesi di fruizione pubblica incardinata sul recupero e la valorizzazione dei beni culturali.

Il doppio bastione, con la sua singolare configurazione “a tenaglia”, è una macchina da guerra costruita nella metà del 1500 dall’ingegnere militare del Regno di Napoli Gian Giacomo dell’Acaya per difendere la città da un probabile attacco da parte dell’impero ottomano con le nuove armi da guerra. L’attacco sanguinario di Otranto da parte dell’armata turca nel 1480 aveva creato una forte preoccupazione lungo le coste, la quale non era venuta meno per il persistere delle mire espansionistiche del potere ottomano in Europa.

Di fatto la nuova costruzione militare non annovera vicende di grandi trionfi né di saccheggi in quanto gli attacchi dell’esercito ottomano non sono mai arrivati a colpire direttamente la città.

La cinta fortificata, cessata la sua funzione difensiva, ha continuato ad esistere, pressocché integra, fino alla fine del 1800 identificando Lecce come una città fortezza, le cui Mura sono state percepite come emblema del potere militare, icona di forza e magnificenza della città.
Persa la loro funzione, come in tante altre realtà urbane, molti tratti del circuito murario sono stati abbattuti per agevolare l’espansione urbana. Il bastione S. Francesco, seppure mutilato della grande galleria al piano primo, è stato risparmiato. Gli spazi interni però, ormai privi di destinazione, sono stati usati, con imperdonabile distrazione, come un grande “immondezzaio” nel cuore della città.

E ora, dopo l’intervento, cosa troveranno i visitatori dentro i bastioni?

Gli ambienti interni sono stati svuotati di tutto il materiale di risulta accumulato, si è proceduto al restauro ed al consolidamento statico delle strutture murarie. Gli spazi riscoperti, riemersi nella loro originaria configurazione, consentiranno di comprendere come funzionava e a quali principi rispondeva una architettura militare. Si potrà leggere la simmetria e la rigorosa geometria dell’impianto architettonico, comprendere la strategica posizione delle aperture quali cannoniere, troniere e i lucernai posti sulle coperture. Si potranno apprezzare le ingegnose soluzioni architettoniche e formali nell’articolazione delle masse murarie del progettista Gian Giacomo dell’Acaya che, non dimentichiamo, non è stato solo un ingegnere militare ma uno dei massimi architetti artefici del rinnovamento urbano del 1500.

E i camminamenti resi accessibili dopo l’intervento a cosa serviranno?

I camminamenti superiori della cinta, la cui quota non è più quella originaria a causa di modificazioni d’uso intervenute nel tempo, diventano un elemento di connessione all’interno della città. Ormai le Mura non sono più una barriera che racchiude al suo interno l’abitato urbano, ma possono diventare un elemento osmotico dentro la città. Quello che un tempo era un elemento di protezione della città e del pubblico ora potrà tornare ad essere elemento pubblico, ma in difesa della cultura e del benessere.

E cioè? Possiamo dire che il recupero di un tratto residuo della cinta fortificata promuove cultura?

Esatto. I camminamenti in quota, persa la loro funzione di percorso di guardia ed in ultimo utilizzati dalle ronde a presidio del vicino carcere giudiziario, sono di fatto percorribili. La loro funzione è ora quella di mettere in relazione tra loro edifici storici, anche di pregio monumentale, posti nell’area. Dai camminamenti e dalle coperture dei bastioni si aprono nuove prospettive inimmaginabili prima del progetto e grazie all’attento studio dell’illuminazione da parte dell’arch. Andrea Ingrosso, vari scorci saranno resi ancora più suggestivi nelle ore notturne.

Dai camminamenti i monumenti limitrofi offrono scorci visuali inediti ( la chiesa di S.Francesco di Paola svela da una nuova prospettiva il suo prospetto laterale e il campanile), altri monumenti cittadini offrono i propri spazi (il riferimento è al giardino murato del cinquecentesco palazzo Giaconia che a breve, con la conclusione dei lavori di restauro rientranti nel 2° stralcio, entrerà a far parte del circuito di fruizione turistico-culturale della città).

E poi, man mano che il lavoro è proseguito, abbiamo arricchito le nostre conoscenze della storia della città, dall’età classica in poi. In margine, ma non tanto, abbiamo anche scoperto una direttrice di età romana che conduceva all’antica Lupiae, nonché una fase totalmente sconosciuta delle difese medievali della città, probabilmente realizzate sotto l’Imperatore Federico II. Possiamo dire, quindi, che i lavori sulle Mura consentono di rivisitare “dal vero” la storia dello sviluppo urbanistico della città.

Cosa è previsto per aumentare l’attrattività del luogo?

Gli spazi riscoperti dopo il restauro hanno già un enorme potere attrattivo in quanto testimoniano come funzionava una architettura dei difesa del passato della quale se ne possono ora apprezzare gli spazi, le forme, i materiali costruttivi, ma obiettivo del progetto è anche quello di raccontare a visitatori di diverse età e differenti livelli di cultura, un pezzo di storia della nostra città.

Al di là delle esibizioni e spiegazioni storiche, vorremmo che il luogo diventi una meta privilegiata di passeggio, di svago, di sosta e meditazione, un intrattenimento estetico e culturale che aiuti a capire la ricchezza di Lecce, un luogo attrezzato con punti di socializzazione, di scambio culturale e di ristorazione.

Come si realizzerà il racconto?

Abbiamo predisposto le linee guida per la realizzazione di un progetto di allestimento. Si chiede di realizzare un racconto lungo gli spazi riscoperti in grado di comunicare il significato delle mura e dell’area adiacente, facendo capire come il passato è stato fondamentale nel caratterizzare la nostra città e la Terra d’Otranto.

Vorremmo che il racconto sia in grado di coinvolgere anche emotivamente il visitatore, ma lo stesso sarà maggiormente apprezzato quanto più gli strumenti di comunicazione saranno discreti e calibrati, in modo da non togliere la parola alle pietre che da sole emozionano di più di ogni altra narrazione sovrapposta.

Certo i mezzi di comunicazioni virtuale sono efficaci e fanno presa su particolari fasce di popolazione più giovane, ma installazioni spettacolari sarebbero lesive verso il monumento, il quale può accogliere esclusivamente forme compatibili di comunicazione che servono non a ‘sorprendere’ ma ad aiutare il pubblico ad evocare il proprio passato.

Perché avete scritto sulla pavimentazione all’ingresso la parola “l’esperienza Mura”?

È una felice intuizione del prof. Paul Arthur, il quale ha prefigurato la visita come una scoperta piena di emozioni e conoscenze delle fortificazioni di Lecce e quello che hanno significato in un momento cruciale di cambiamento dall’antico mondo medievale al mondo moderno in cui viviamo. E’ scritto in due lingue, compreso l’inglese, non certo per via delle origini del professore, ma perché speriamo che l’esperienza potrà essere condivisa da persone provenienti da tutto il mondo.

Quali difficoltà avete incontrato in un intervento di recupero così delicato, in merito alle opere impiantistiche?
“Il ruolo degli impianti nell’ambito del progetto di recupero di un bene culturale è sempre un tema di grande interesse per le difficoltà di adeguare, nel rispetto delle normative vigenti, le esigenze per la fruizione alle condizioni di conservazione e tutela del monumento. Per questo il tema è stato affrontato con grande attenzione, guardando innanzitutto al rispetto della configurazione dei luoghi e alla salvaguardia delle strutture murarie, al fine di evitare interventi invasivi ed irrispettosi della stratificazione dei luoghi.

Quali aspetti avete preso in considerazione nella redazione del progetto di illuminazione?

Il progetto dell’intero intervento è stato finalizzato alla scoperta percettiva dei luoghi con l’obiettivo di trasformare la visita di un bene culturale che è rimasto per secoli in stato di abbandono in una esperienza “sensoriale”. Lo sviluppo del progetto di illuminazione ha tenuto conto, quindi, di diverse componenti percettive, alcune delle quali saranno maggiormente esplicitate alla conclusione dei lavori riguardanti la sistemazione dell’area circostante le Mura, il recupero dei fossati e del giardino storico di Palazzo Giaconia.

Un’attenzione particolare, per le particolari condizioni igrometriche presenti, è stata dedicata all’illuminazione ed al trattamento dell’aria dei grandi ambienti posti al piano interrato del bastione S. Francesco i quali sono rimasti al buio per secoli. Tale situazione di abbandono, seppur deprecabile, ha consentito la conservazione dei luoghi, in quanto la mancanza di luce naturale ha impedito che si creassero le condizioni per la proliferazione delle muffe. E’ opportuno ricordare, a tal proposito, che il danneggiamento da radiazioni è tanto maggiore quanto più a lungo il luogo è rimasto al buio e che le sorgenti luminose artificiali, a parità di illuminamento, sono meno dannose dell’illuminazione naturale.

Quali saranno i costi di gestione del nuovo impianto di illuminazione?

Tutti gli impianti sono stati concepiti con Led di ultima generazione con mantenimento del flusso luminoso fino a 50.000 ore di funzionamento, efficienza luminosa superiore a 105 lm/W e rese cromatiche elevatissime, gestibili sia localmente che attraverso centraline di controllo Dali per la creazione di differenti scenari. Complessivamente tutta l’illuminazione prevista dall’intervento comporterà un consumo pari a poco meno di 6 kW, ovviamente se tutto fosse acceso contemporaneamente. Il costo di mantenimento dell’impianto, sinora realizzato, dovrebbe essere pari a circa 5 euro al giorno, come un aperitivo da gustare prossimamente nel parco delle mura.

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