Fave, cicorie e dignità

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Rientro a casa, un lavoro da consegnare entro tre minuti, ma la batteria del pc mi abbandona.

Cerco il cavo di scorta e lo ritrovo in cucina – come sia finito in mezzo alle riviste di mia nonna non lo so – inserisco la spina nella prima presa utile e riavvio. Bene, concludo il pezzo, riguardo velocemente il tutto e – click – invio la mail. Anche questa è andata. Tolgo gli occhiali e mi rilasso sulla sedia.

Nonna è di fronte a me, non distoglie lo sguardo dalle sue mani, indurite e piene di cicatrici. Con gesti veloci e automatici, ripulisce con un coltello delle fave bianche.

“Nonna, ma tu non ti fermi mai”? Interrompe il ritmo frenetico dei movimenti e alza gli occhi. Mi guarda. “Figghia mia” esordisce “Megghiu na vita cu tiri lu traìnu ca cavaddhru malacarne e brindisinu”. Poi riprende a ripulire le fave.

Sorrido, pensando a quel suo mondo fatto solo di lavoro, sacrificio e dignità. Dignità. Credo sia la sua parola preferita – e un po’ anche la mia. Una parola antica e bella come le sue mani, come quelle rughe profonde tra gli occhi e sulla fronte, che rivelano i denti stretti e i morsi della fame di un passato che talvolta prende a raccontare, nostalgica e fiera.

“Cosa cucini, oggi, nonna”? Le chiedo. “Fave e Foje”, risponde. “Quandu nun c’era nienti da mangiare dicia allu nonnu: nu te preoccupare, mo ci pensu iu. Osci te cucinu ‘na prelibatezza. E cucinava pe tutti fave e foje”.

Immagino mia nonna servire quel piatto a tutta la famiglia, con quell’aria da austera nobildonna che la contraddistingue, nata nella povertà solo per un mero scherzo del destino. La immagino mentre posa la pietanza sulla tovaglia ricamata da lei stessa, sempre pulita e profumata di bucato.

Il pane duro tagliato a fette disposto intorno al piatto caldo e ancora fumante, a impreziosirlo come petali di un bel fiore. Già. Antica e bella, la dignità, penso. Esattamente come un piatto di fave e cicorie.

fave

Fave e cicorie. La ricetta di nonna Anna

400 gr. Di cicorie selvatiche
200 gr. Fave bianche secche
4 patate
1 cipolla
q.b. Olio, sale e pepe

Mettete a bagno le fave per almeno due ore. Nel frattempo, lessate le cicorie in acqua bollente leggermente salata. Poi scolatele e tenetele da parte.
Cuocete le fave con la cipolla e le patate sbucciate e tagliate a rondelle, coperte con un dito d’acqua per circa 1 ora. A cottura ultimata frullate fino a ottenere una crema. Servite la purea insieme alle cicorie calde, condita con un filo d’olio, un po’ di sale e, se vi piace, un crostino di pane.

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