Grotta Romanelli, nuove scoperte dopo la campagna scavi

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Allargamento dell’arco temporale del riempimento della grotta e mappatura completa delle iscrizioni presenti sulla volta della grotta stessa: sono queste le principali novità dell’ultima campagna di scavi, condotta dall’Università La Sapienza di Roma, in Grotta Romanelli, considerata sito di riferimento mondiale per lo studio del periodo preistorico.

Ieri sera, nel Castello Aragonese di Castro, alla presenza di un pubblico delle grandi occasioni, si è tenuto un incontro divulgativo durante il quale sono stati illustrati gli esiti della campagna, terminata qualche giorno fa, e che apre ulteriori ed inediti scenari.

Nel corso dell’ultima campagna sono stati raccolti tantissimi materiali che saranno oggetto di studio nei prossimi mesi e che consentiranno di approfondire le conoscenze su tutto il deposito presente e dunque di definire meglio le varie fasi che hanno portato al riempimento della grotta, gli animali che popolavano l’ambiente (grandi mammiferi, tra cui rinoceronti, cervi, lupi, ma anche, nei livelli superiori, uccelli, volpi, etc), le piante, e le attività umane. Nel corso della serata è stato confermato come esistano almeno due fasi umane differenti: quella legata all’homo sapiens, che caratterizza la parte superiore della sequenza stratigrafica della grotta, e quella, nei livelli inferiori, legata a forme neandertaliane o anche più antiche.

“L’ultima campagna – spiega il Prof. Raffaele Sardella, Direttore scientifico degli scavi – ha portato, fra gli altri, due risultati di rilievo. Innanzitutto abbiamo rilevato come l’intervallo cronologico rappresentato da tutto il deposito di grotta sia molto più ampio di quanto si immaginasse in precedenza: la grotta finisce di essere colmata probabilmente in tempi più recenti, ma soprattutto i livelli inferiori parlano di un’età che quasi sicuramente è molto più antica di centomila anni. Quanto sia più antica lo sapremo a breve, dopo l’analisi dei dati in nostro possesso, anche se già possiamo ipotizzare di andare indietro di almeno duecentomila anni. Il secondo importante risultato è rappresentato dalla mappatura completa delle incisioni delle pareti superiori della grotta, che sono incise con almeno due diversi stili artistici. Senza questa mappatura sarebbe impossibile avere un quadro completo delle incisioni e di ciò che narrano”.

“La presenza di tanta gente all’incontro di questa sera – conferma Alberto Antonio Capraro, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Castro – è segno dell’interesse che tutta la comunità, e non solo quella scientifica, rivolge a Grotta Romanelli, considerata un patrimonio prezioso per tutti. L’intento dell’amministrazione comunale è quello di continuare a supportare l’Università La Sapienza di Roma e il team di studiosi che stanno lavorando da anni, ma anche quello di promuovere la conoscenza della grotta. L’obiettivo finale sarà quello di aprirla al pubblico, dopo la sua messa in sicurezza, nella tutela dell’ecosistema e dell’ambiente circostante”.

La fruizione della grotta non sarà consentita fino a quando non saranno terminati gli studi. È tuttavia intenzione dell’Università La Sapienza e del Comune di Castro promuoverne la conoscenza a tutti i livelli, soprattutto ai non addetti ai lavori, e dunque realizzare in tempi brevi, attraverso ausili tecnologici, ricostruzioni tridimensionali che consentano la visita virtuale e un’esperienza immersiva nella grotta.

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