Intervista a Ezio Flammia, scrittore e studioso della cartapesta

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Donatello, Sansovino, Beccafumi, Bernini, Sanmartino, sono solo alcuni dei grandi artisti italiani che hanno realizzato opere d’arte in cartapesta. Nel testo “Storia dell’arte della cartapesta” emerge il grande valore di questa arte, di cui il Salento può essere considerato patria e modello di riferimento in tutto il mondo. Abbiamo intervistato Ezio Flammia, artista e scenografo, maestro della cartapesta, che ha esposto in Italia e all’estero e che nel 1996 ha ricevuto il premio internazionale alla carriera per le arti, La Plejade.

Come nasce il suo amore per la cartapesta? 

 Nel 1965, quando iniziai l’attività di scenografo, prima in un gruppo teatrale e poi in una cooperativa, avevo l’esigenza d’inserire nelle scene che progettavo alcuni elementi tridimensionali e leggeri, per cui pensai che il materiale più indicato fosse la cartapesta. A quell’epoca a Roma non vi erano cartapestai, dunque fui costretto a costruire gli elementi da solo unendo l’attività manuale e creativa allo studio di quest’arte che mi aveva affascinato sin dai primi contatti. Nel corso di questa esperienza straordinaria e coinvolgente, che continua ininterrottamente da più di cinquant’anni, ho accumulato un’infinità d’informazioni sulla cartapesta sia in forma diretta, perché scultore, restauratore di opere museali, scenografo teatrale e scenotecnico televisivo e sia in forma indiretta, studiando testi antichi e autori moderni che hanno trattato argomenti collegati alla cartapesta. Ho sentito, quindi, il dovere di divulgare il patrimonio culturale che avevo accumulato per ridare alla cartapesta la sua legittima collocazione storica e la sua considerazione di una volta.

È stato recentemente pubblicato il suo libro sulla storia della cartapesta. Che cosa rappresenta, che ruolo ha, la cartapesta nella storia della produzione artistica italiana? 

La “Storia dell’arte della cartapesta“ segue la pubblicazione di altri due miei libri sullo stesso argomento. Il primo del 2011 è una vera e propria storia dell’arte anche se incompleta per alcuni aspetti marginali. Il secondo, “Fare cartapesta e scultura di stoffa” del 2015 è, viceversa, un manuale pratico in cui illustro, con esempi concreti, come realizzare manufatti piccoli e grandi con due tecniche similari. Rispondendo alla sua domanda, affermo, senza ombra di dubbio,  che l’arte della cartapesta in Occidente è un’eccellenza della cultura italiana, anche se in passato sia  stata poco studiata e per questo oggi ancora quasi sconosciuta. La causa principale del disinteresse è dovuta alla sua materia che, originata da umili stracci, fu ritenuta una sostanza vile e quindi inadatta alla produzione di opere d’arte.  Ma, nonostante questo pregiudizio scaturito dalla classificazione delle arti in maggiori e minori (la cartapesta non era inserita in nessuno dei due elenchi), grandi artisti del passato, alcuni valutati universalmente geni dell’arte, hanno prodotto opere d’inestimabile valore. L’arte della cartapesta si è poi affermata in diversi e disparati ambiti, che descrivo e analizzo nel mio recente libro. A confronto con la precedente pubblicazione del 2011 in questa “Storia dell’arte della cartapesta”, introdotta da un grande della letteratura d’arte, Claudio Strinati, esamino tutti i motivi che hanno causato lo scarso interesse per quest’arte da parte degli studiosi e demolisco il preconcetto della poca affidabilità della materia cartacea alla produzione di opere d’arte. Attraverso un esame rigoroso e un’accurata documentazione, rivaluto l’arte della cartapesta dalle prime sperimentazioni nelle botteghe toscane alla metà del ‘400 sino all’arte moderna. Con lo stesso rigore filologico analizzo nuovi temi introdotti in questo libro, come l’arte della cartapesta e della mistura in Sicilia, ivi incluso l’utilizzo della materia cartacea negli allestimenti festivi importanti. Nello studio metto in luce un patrimonio demo-antropologico straordinario, dai giocattoli alle arti applicate, dalle suppellettili agli allestimenti scenici ed effimeri di tutte le epoche. Evidenzio, inoltre, la duttilità della cartapesta utilizzata persino nell’edilizia e nella produzione d’imbarcazioni. La chiesa di Bergen in Norvegia (1793), costruita con materiale cartaceo e la canoa di carta con cui l’esploratore Nathaniel Holmes Bishop intraprende un lungo viaggio dal Quebec al Golfo del Messico (1874), sono tra le molteplici peculiarità del libro che lo rendono unico nell’ambito della editoria d’arte.

Il Salento, ed in particolare Lecce, può essere indicata come una delle patrie della cartapesta. Può confermarci il ruolo importante di questo territorio all’interno del panorama nazionale? Se si, quale particolarità ha la cartapesta leccese?

Il Salento e Lecce in particolare, può essere segnalata come uno dei luoghi dove l’arte della cartapesta si pratica, a diversi livelli, da almeno tre secoli. A buona ragione, dunque, Lecce si può considerare una delle patrie della cartapesta.  Nel mio studio analizzo non solo le sculture di grandi artisti leccesi, ma anche la cartapesta nelle arti applicate. Il soffitto della chiesa di Santa Chiara ne è un esempio straordinario, come anche la produzione di giocattoli. Le bambole di Luigi Guacci e di Pietro Congedo di Soleto sono ancora ricordate come un’esperienza singolare della produzione semi industriale leccese e salentina che era, per qualità e costi, concorrenziale ai giocatoli prodotti in Germania a Sonnenberg e a Norimberga. Quando nei primi decenni del ‘900 l’arte della cartapesta, in Italia e in Europa, era considerata obsoleta, i cartapetai leccesi, con enormi sacrifici, hanno continuato a produrre statue devozionali per un mercato secondario, arginando così il declino della cartapesta.  Lecce oggi può vantare un Centro di Restauro di Materiale Cartaceo, una struttura privata diretta da Lidiana Miotto, una eccellente restauratrice che ha salvato dal degrado opere di grandi autori sia leccesi e sia di altre regioni del nostro e di altri paesi.   A Lecce, inoltre, è stato inaugurato nel 2009 il Museo della Cartapesta, unico in Italia e tuttora sono operanti alcune botteghe di cartapestai, dunque la capitale del Salento possiede tutte le prerogative per fregiarsi del titolo di “città della cartapesta”. È augurabile che le istituzioni pubbliche e private contribuiscano a riaffermare la cartapesta leccese per ribadire il ruolo d’arte guida che ha avuto dal ‘700 in poi.

Botteghe e artigiani, Lecce ne è piena. Come si può continuare a valorizzare questo patrimonio inestimabile? 

La cartapesta oggi potrebbe essere un’opportunità di scelta professionale per chiunque voglia intraprendere il percorso di quest’arte, ispirato dalle esperienze del passato. Le tecniche, che ho analizzato nel libro, utilizzate dagli artisti di varie epoche come Donatello, Sansovino, Bernini, Algardi, Sanmartino, solo per citarne alcuni, potrebbero stimolare una nuova produzione della cartapesta, adeguata ai gusti e alle esigenze della società contemporanea. I campi d’applicazione potrebbero essere quelli topici dell’arte, ma anche dell’artigianato e del design (per la progettazione e produzione artistica di oggetti industriali di uso comune). E’ probabile che una mutata politica culturale acceleri le opportunità per gli artisti, soprattutto per quelli giovani, e motivi nuovi interessi per la cartapesta. Sono invece sicuro che la tutela da parte delle istituzioni, a livello centrale e periferico, di un patrimonio così variegato che ha coinvolto ambiti diversi e tutte le classi sociali del nostro paese, possa dare avvio a nuove ricerche e possa contribuire a far conoscere un fenomeno artistico e demo antropologico straordinario, vanto della nostra cultura.

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