La Ragnatela del Sud

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La febbre della pizzica cresce, alla ricerca di un linguaggio universale, in grado di raggiungere nella sua forma profana e semplificata un pubblico sempre più vasto oltre i confini regionali. Attirati dall’incantesimo del ragno, catturati dalla sua ragnatela di ritmi ossessivi ed antichi, capaci ancora oggi di scatenare tutta la forza rigeneratrice della terra pestata a piedi nudi, da tutta Italia e non solo le estati salentine sono meta di curiosi e cultori, desiderosi di partecipare a un moderno rituale dionisiaco di catarsi collettiva.

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Un rito di guarigione diventato rappresentazione popolare, forse persino cerimonia di propiziazione turistica, eppure capace di esorcizzare, chissà almeno per il tempo di un concerto, il morso dell’individualismo e la solitudine opprimente dell’uomo contemporaneo.

Il patrimonio musicale salentino comprende molte varianti e almeno una distinzione fondamentale, tra la pizzica tarantata, dalle sonorità più arcaiche dominate dal battito estenuante del tamburello, usata dai guaritori a scopo terapeutico, e la pizzica pizzica, più melodica, meno ipnotica e ritmata, che si usava suonare durante le feste e i momenti di vita comune.

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