Lecce Bella Signora

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di Alda De Pascalis

Un invito a tutti voi amici lettori. Uscire e passeggiare per: strade, piazze e vicoli del centro storico di Lecce, all’alba di una mattina d’estate, quando l’aria è “ancora fresca e la luce del primo sole, che accende la pietra di cui è’” magicamente costruita questa parte di città, anticipando la moltitudine operosa che presto la invaderà, disturbandone la contemplazione, è’ una esperienza, che chiunque voglia conoscere più intimamente la nostra città, deve fare, e vivere questa indimenticabile emozione.

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Prima ancora che siano spalancare le imposte delle finestre, a mo’ di palpebre aperte al mondo, ancora assonnata, illuminata dai primi raggi solari, stupirà ed emozionerà il visitatore, incuriosito dagli innumerevoli intrecci di merletti e ricami in pietra, creati ad arte da antiche mani, non di giovani ed aggraziate fanciulle, ma da sapienti mani di abili scalpellini plasmatori dell’antica e duttile pietra salentina. Lecce, con la sua bellezza fugace, come umana creatura non può contrastare le rughe, testimoni del tempo inesorabile che segna le epoche e sbiadisce i ricordi.

Barocca Signora dei nobili secoli, di cui porta testimonianze, resa austera quanto gaia e festosa nella sua sontuosa immagine, incute rispetto e ammirazione. Lecce cattura gli sguardi, a volte indifferenti, facendoli volgere alla sapiente regia di antichi scalpellini e artigiani del gusto. Gabriele Riccardi, Cesare Penna, Mauro ed Emanuele Manieri, Giuseppe Cino, Giuseppe Zimbalo, i più nobili tra i nomi di molti altri architetti e scultori, hanno lasciato una smisurata eredità ai Salentini.

Il centro storico della nostra Città, ritenuta ormai fra le mete più ambite, non solo dagli italiani, ma da cittadini di tutto il mondo, con moto centripeto, accoglie una moltitudine di visitatori e turisti, avidi di scoprire luoghi ancora sconosciuti e nascosti che ne raccontino la storia. Osservando le facciate degli innumerevoli palazzi nobiliari, potremo notare che spesso le proprietà venivano delimitate da colonne angolari atte a sorreggere un Santo a protezione e da stemmi e blasoni. Possiamo ammirare balconi sostenuti da mensole che raffigurano figure antropomorfe, mitologiche, utilizzate per vegliare. Altre volte le figure delle mensole rappresentano volti umani di personaggi noti e significativi della casata e della città.

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L’apoteosi della basilica di Santa Croce, cerniera tra Rinascimento e Barocco, costruita in ben 150 anni ad opera dei grandi maestri Riccardi, Penna, Zimbalo rapisce e catapulta nel 1353 il visitatore. La pace interiore, che dona serenità, può essere trovata nel cortile e non piazza del Duomo. Posto in un luogo dove sorgeva l’antico foro in età romana, si presenta come una fortezza, chiuso a proteggere la sua popolazione in caso di bisogno. Attraversando i propilei il cortile si apre, mostrando la cattedrale con i suoi due prospetti, il principale che guarda l’Episcopio e l’altro che accoglie il visitatore all’ingresso della “piazza”. Quest’ultima è sorvegliata dal suo campanile, maestosa opera dello Zimbalo, alto ben 73 mt circa, prima torre d’avvistamento di una città rispettosa della propria intimità e sicurezza. Campanile che guarda alla magnificenza del Palazzo del Seminario, opera stupefacente del Cino.

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Molte altre le Chiese ed i Conventi, o i signorili palazzi, e tre delle quattro Porte d’ingresso in città. Prima di essere la Signora barocca, Lecce è stata messapica e romana. L’ Anfiteatro era fra i più grandi dell’Impero. I lavori di ricerca e ritrovamento dello stesso, situato sotto l’antica piazza dei Mercadanti, furono realizzati ad opera dell’archeologo Cosimo De Giorgi, che riuscì a far emergere uno spicchio di quello che è un monumento di immenso valore storico ed artistico, che insieme al Teatro romano ed all’attuale sito archeologico dell’anfiteatro dell’antica Rudiae sono testimonianza di una città già in età romana che aveva grande importanza strategica per tutto l’impero. La storia è asfaltata sotto un piano stradale che in profondità custodisce tesori inestimabili, testimoni di un tempo trascorso senza il quale noi non saremmo esistiti.

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