Museo dell’Olio a Giuggianello, memoria storica del territorio

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Proviamo anche solo ad immaginare come poteva essere la vita sotto un frantoio ipogeo: per molti mesi all’anno, di solito da novembre ad aprile, con la possibilità di uscire solo in
occasione delle feste comandate, i lavoratori dell’olio era costretti a vivere in un ambiente umidissimo (ma ideale per la conservazione dell’olio), a lavorare ininterrottamente di giorno e di notte, a riposarsi a turno su un giaciglio, così come gli animali che erano utilizzati per la macina e ai quali era consentito un riposo saltuario in un angolo adibito a stalla. Il “nachiro”, il titolare, si limitava a controllare il lavoro.
Si svolgeva dunque lì sotto, a qualche metro di profondità dalla vita “reale”, l’esistenza e l’attività degli artigiani dell’olio. E lì, lontano dal mondo, si narrava un pezzo della storia del territorio.
Oggi, a Giuggianello, lungo la via della Serravecchia, un antico frantoio ipogeo del ‘700, recuperato dai volontari dell’associazione CCSR (Centro di Cultura Sociale e di Ricerche Archeologiche, Storiche e Ambientali di Giuggianello) è stato adibito a museo.
All’interno del museo è presente una vasca centrale con relativa macina, al cui interno vi sono 14 “sciave”, in cui venivano ammassate le olive prima di essere macinate. In alto sono ancora presenti tre botole, dalle quali un tempo facevano calare le olive. Oltre al torchio “alla calabrese”, utilizzato per la prima pressione, ci sono altri quattro torchi “alla genovese” per la seconda pressione. E’ possibile anche osservare gli strumenti tipici utilizzati per la produzione dell’olio, alcuni rinvenuti in loco, alcuni collocati appositamente per l’allestimento del museo. Ma soprattutto, il museo consente un viaggio nel tempo,favorendo una più approfondita conoscenza del mondo rurale, per lungo tempo trascurato, e di tutte quelle manifestazioni ed espressioni legate alla dura vita nei campi fatta di fatiche, di stenti e di privazioni.
Il Museo racconta ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati. È custode, preziosissimo, della memoria storica di un intero territorio

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