Parco Rudiae: scoperto un anfiteatro al a due passi da Lecce

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Il parco archeologico di Rudiae, una vera e propria meraviglia della storia locale.

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Parco Rudiae: uno dei tesori dell’archeologia del Mediterraneo a ridosso della Via Vecchia Copertino, a circa 3 chilometri dal centro abitato, in direzione sud-ovest. Un patrimonio prezioso di arte, storia, cultura. Gli scavi condotti in questi anni  – in collaborazione tra Comune di Lecce – Settore Lavori Pubblici, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto e Università del Salento – hanno permesso di dimostrare la presenza di un anfiteatro di notevoli dimensioni (85 x 50 m) che poteva ospitare quasi 8.000 spettatori.

parco rudiae 1A differenza di gran parte degli anfiteatri romani che sorgevano nella periferia delle città, l’anfiteatro del Parco Rudiae fu realizzato al centro del precedente insediamento messapico, in un’area che, per la presenza di una dolina naturale, ne rendeva più facile la costruzione. Ciò rappresenta una realtà particolare se si considera che, a meno di 4 chilometri, la città romana di Lupiae (Lecce) era dotata di un altro anfiteatro, di maggiori dimensioni (asse maggiore m. 104), databile nel suo primo impianto ad età augustea.

Gli scavi al Parco Rudiae hanno evidenziato il piano dell’arena e il muro del podio, gli ingressi principali e la cavea, realizzata su un riempimento di pietre e terra sul quale erano poggiati i sedili in pietra. Si tratta dunque di un anfiteatro a struttura piena, a differenza di quello di Lupiae (Lecce) in cui la cavea poggia su sostruzioni a volta (a struttura vuota). L’edificio ora portato alla luce presenta le murature perimetrali, quelle degli ingressi e del podio intorno all’arena, realizzate in blocchi di pietra leccese.

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La ricerca archeologica ha permesso di acquisire numerosi reperti ceramici e un gruzzolo di denari, databili al regno di Domiziano e Traiano, che permettono di proporre una datazione dell’edificio nella prima metà del II sec. d.C. Questa datazione è confermata dal rinvenimento di vari frammenti di una lastra in marmo con iscrizione riferibile alla dedica del monumento. Una prima analisi permette di leggere il nome di Otacilia Secundilla, figlia ed erede di un senatore romano dell’età di Traiano, la quale avrebbe finanziato la costruzione dell’edificio.

Nello scarico di materiali tardoromani (ricchissima campionatura di ceramiche di importazione, in particolare africane, IV-V sec. d.C), presente neM’adìtus sud, si è rinvenuta una statua in marmo di togato velato capite, attribuibile al I secolo dell’Impero. Il ritrovamento, nello stesso contesto, di frammenti di una testa in marmo attribuibile ad Agrippina Minore, induce a pensare che, nell’area circostante, riferibile al Foro della città romana, fossero collocate statue di un ciclo imperiale.

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