Pedalare sull’acqua tra storia e natura di Puglia

Nel libro del giornalista salentino Roberto Guido si racconta non solo un itinerario possibile ma soprattutto l’esperienza di un gruppo di “cicloesploratori” che ha creduto nel progetto della Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese.

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  Pedalare sull’acqua è un sogno che può diventare realtà. Basta seguire le tracce del più grande acquedotto d’Europa, dalle sorgenti di Caposele fino alla trionfale cascata monumentale di Santa Maria di Leuca. Cinquecento chilometri di pura bellezza, attraversando paesaggi unici dell’Italia interna, dall’Alta Irpinia al Vulture, dall’Alta Murgia alla Valle d’Itria, dall’Arneo al Basso


Il racconto di questo straordinario itinerario è racchiuso nella guida
“Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese” (Ediciclo editore, euro 14, in libreria in tutta Italia), firmata dal giornalista salentino Roberto Guido, che racconta non solo un itinerario possibile ma soprattutto l’esperienza di un gruppo di “cicloesploratori” che ha creduto nel progetto della Ciclovia, inserito nel 2016 fra le quattro ciclovie di interesse nazionale finanziate dalla Legge di Stabilità.Salento, toccando borghi incantevoli e luoghi selvaggi.

La passione del viaggio slow in scenari naturali unici e la scoperta di una delle pagine più affascinanti della storia di Puglia sono gli ingredienti che fanno di questa guida un appassionante viaggio nella storia e nella natura del Sud. La ciclovia, non ancora ufficialmente segnalata ma percorribile grazie alle tracce gps che si scaricano dal sito dell’editore e alla cartografia molto accurata della guida, attraversa anche l’intero Salento, ma rigorosamente nell’entroterra. Se i paesaggi arsi dell’Arneo evocano la “guerra delle biciclette” raccontata magistralmente da Vittorio Bodini, le tracce dell’Acquedotto pugliese riemergono attraverso alcuni gioielli di archeologia industriale come l’impianto di sollevamento di Galatone, l’elegante torrino di Montesardo (piccola frazione di Alessano) e soprattutto a Finibus Terrae. A Leuca, nel cuore del Mediterraneo, il regime volle celebrare l’arrivo dell’acqua con la scenografica cascata, rimasta per molti anni a secco. Oggi viene aperta d’estate ogni venerdì sera, ed è uno spettacolo unico. L’acqua usata non è quella potabile, ma l’effetto resta straordinario: solo così, invertendo il corso di un fiume e incanalandolo in Puglia per chilometri e chiloemtri, un intero popolo, affamato di “sete e giustizia”, riuscì ad affrancarsi da un destino amaro segnato da ricorrenti epidemie. L’acqua, oggi come ieri, è vita per i pugliesi.

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