Storia e storie della Grecìa salentina. Piccolo viaggio nella memoria grika

Un breve viaggio, in prima persona, per scoprire in tre tappe alcuni tesori della Grecìa salentina tra Calimera, Castrignano dei Greci e Corigliano d'Otranto.

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Molto tempo fa, nel cuore del Salento, una minoranza greca immigrò e mise radici. Arrivarono a ondate dall’VIII secolo a.C fino alle immigrazioni bizantine nel XV secolo a.C. Questo popolo si chiamava Griko e occupava la Grecìa Salentina che ad oggi copre una decina di comuni della provincia di Lecce. Qui la storia non è stata dimenticata, l’antico dialetto è ancora vivo nella musica popolare e soprattutto nella memoria degli anziani.

Per approfondire la storia e la cultura di questa zona del Salento, mi sono recata in questi luoghi alla scoperta dei suoi siti più interessanti.

In un soleggiato sabato mattina siamo partiti con un piccolo gruppo di turisti e gente del posto. Abbiamo iniziato da Calimera, visitando la “Casa Museo della civiltà contadina e della cultura grika”. La guida è anziana e completamente cieca, ma conosce ogni oggetto e ogni aneddoto a memoria e ci accompagna in un viaggio nella vita quotidiana di centinaia di anni fa. E così, saturi di emozioni, continuiamo verso il “Parco dellla Mandria”, una foresta alla periferia della città. Alla luce del sole è un vero piacere passeggiare qui, dove la vita vegetale è stata preservata come avrebbe potuto essere secoli fa. Alti pini e quercia locale, mirto e altri cespugli gettano un’ombra leggera sul sentiero tranquillo mentre il nostro autista, cresciuto nelle vicinanze, si allontana da solo per tornare con un mazzo di funghi tra le mani.
È facile immaginare uomini di un tempo lontano attraversare la foresta a cavallo, cacciare tra i lecci, raccogliere bacche e funghi. Anche la nostra prossima tappa fa appello all’immaginazione. A Castrignano dei Greci sono stati scavati nella pietra calcarea cisterne comunali chiamate “pozzelle”. L’acqua piovana filtrata attraverso la pietra porosa veniva raccolta per essere poi tirata sù con un secchio attaccato a una corda attraverso le strette aperture. Anni e anni a tirare i pesanti secchi hanno lasciato segni sui bordi, è facile immaginare le donne del villaggio che si incontrano qui per andare a prendere l’acqua, scambiare gli ultimi pettegolezzi e cantare canzoni per alleggerire il pesante lavoro.

L’ultima tappa della giornata è la visita al Castello de’Monti di Corigliano d’Otranto, uno straordinario monumento di architettura militare originariamente costruito e adattato alle tecniche medievali di guerra con alte torri, aperture strette per gli arcieri e un profondo fossato.

Dopo l’assedio alla vicina Otranto nel 1480, quando durante la guerra contro i turchi furono introdotte le armi da fuoco, il Signore del castello, Giovan Battista de ‘Monti, decise di ricostruirlo radicalmente per poter resistere a questa nuova guerra. All’interno delle torri rotonde visitiamo la cupola perfetta caratterizzata da un’acustica impeccabile studiata per migliorare la comunicazione tra i soldati nonostante il rumore dei cannoni, l’ex scuderia e i suoi diversi usi negli anni quando fu frantoio e poi deposito per asciugare le foglie di tabacco. Visitiamo il cortile e le originali cornici delle finestre, l’elegante bar sul tetto per chiudere il nostro tour davanti all’incredibile facciata allegorica scolpita e installata dal Duca Frane nei tempi più pacifici del 1667, per lodare se stesso come un governante giusto e caritatevole, fornendo ai suoi soggetti ottimi consigli sulla vita.

Così al termine della giornata, arricchita dalle storie e dalla storia, sono pronta a tornare a Lecce – ma non a riposare, perché qui ogni passo potrebbe portarti in un altro viaggio indietro nel tempo.

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