Riapre l’Abbazia di Cerrate con la festa e una fiera agricola

Sabato 7 aprile, l’Abbazia riapre ai fedeli e ai visitatori. Una intera giornata dedicata alla cultura, ma anche alla convivialità con la fiera agricola “Lu Panieri”

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La chiesa millenaria dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate – Bene in concessione al FAI – Fondo Ambiente Italiano dalla Provincia di Lecce dal 2012 – riapre le porte al culto e alle visite dopo oltre due anni di restauri che hanno interessato l’edificio, splendido esempio di architettura romanica pugliese con importanti affreschi risalenti al XII secolo.

Un restauro che restituisce alla chiesa la solidità della sua struttura, l’integrità dei suoi arredi, lo splendore delle sue decorazioni e soprattutto la sua vocazione devozionale. Se i restauri degli anni Sessanta e Settanta del Novecento ne avevano fatto una sorta di “museo” dell’architettura romanica e della pittura bizantina, da oggi la chiesa del complesso abbaziale torna alla sua funzione originaria, completa degli arredi liturgici, pronta a ospitare di nuovo la SS. Messa che vi sarà celebrata sabato 7 aprile, alla presenza delle autorità, per la prima volta dopo quarant’anni, con una cerimonia officiata dal Vescovo di Lecce, Monsignor Michele Seccia.

L’abbazia, storico fulcro della comunità locale, torna ad accogliere la cittadinanza in occasione della La chiesa millenaria dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate – Bene in concessione al FAI – Fondo Ambiente Italiano dalla Provincia di Lecce dal 2012 – riapre le porte al culto e alle visite dopo oltre due anni di restauri che hanno interessato l’edificio, splendido esempio di architettura romanica pugliese con importanti affreschi risalenti al XII secolo. Un restauro che restituisce alla chiesa la solidità della sua struttura, l’integrità dei suoi arredi, lo splendore delle sue decorazioni e soprattutto la sua vocazione devozionale. Se i restauri degli anni Sessanta e Settanta del Novecento ne avevano fatto una sorta di “museo” dell’architettura romanica e della pittura bizantina, da oggi la chiesa del complesso abbaziale torna alla sua funzione originaria, completa degli arredi liturgici, pronta a ospitare di nuovo la SS. Messa che vi sarà celebrata sabato 7 aprile, alla presenza delle autorità, per la prima volta dopo quarant’anni, con una cerimonia officiata dal Vescovo di Lecce, Monsignor Michele Seccia. L’abbazia, storico fulcro della comunità locale, torna ad accogliere la cittadinanza in occasione della Festa della Madonna, che si celebrava qui fin dal XV secolo, e ancora cinquant’anni fa, proprio nella settimana successiva alla Pasqua e che prevedeva una tradizionale fiera agricola, “Lu panieri”: un piccolo mercato di “ciambelle, giocattoli, stoviglie, frutta secca e fresca e minuterie varie” che da quest’anno riprende vita aprendosi all’artigianato, agli antichi mestieri e ai prodotti del territorio con oltre 50 maestranze presenti.

“È una pagina storica – dice il Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone – Grazie al prezioso e tenace lavoro del FAI, un bene tra i più inestimabili del patrimonio della Provincia di Lecce, quale è Cerrate, si trasforma in un sito culturale ‘vivo’, in un polo d’attrazione all’interno dei circuiti turistici nazionali e internazionali. Abbiamo costruito così un modello vincente di sinergia pubblico-privato nel campo della tutela e della fruizione dei beni culturali, di cui la comunità salentina tutta può essere orgogliosa”.

Non c’è chiesa senza una comunità, ed è per questo che il FAI si è speso con determinazione per la riapertura al culto accompagnata dalla fiera agricola: due iniziative che hanno lo scopo di riconnettere questo luogo con le persone e con la storia, colmando un silenzio durato mezzo secolo, che ha interrotto una frequentazione invece millenaria e una relazione profonda e significativa tra l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate e la sua comunità.

 

Conclude il Presidente del FAI Andrea Carandini: “Un monumento non è mai una unità statica, ma un fiume di azioni umane e naturali che mai smette di scorrere, a volte impetuosamente, in vari rami. Dare valore a un monumento significa conoscere i meandri di questo umano fluire, scoprendoli, capendone la bellezza e la storia, e raccontandoli – magari dopo decenni di decadenza e di errate azioni – per ritrovare radici disperse e per risuscitare oggi una comunità locale”., che si celebrava qui fin dal XV secolo, e ancora cinquant’anni fa, proprio nella settimana successiva alla Pasqua e che prevedeva una tradizionale fiera agricola, “Lu panieri”: un piccolo mercato di “ciambelle, giocattoli, stoviglie, frutta secca e fresca e minuterie varie” che da quest’anno riprende vita aprendosi all’artigianato, agli antichi mestieri e ai prodotti del territorio con oltre 50 maestranze presenti.

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