San Giuseppe “a tavola”: i piatti delle “tavole” e loro simbologia

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Grandi tavole ornate da preziose tovaglie, ricche di pregiati ricami al centro, di una statua o di altra effigie del santo, con ai lati cesti di fiori e piante ornamentali: qui, durante il rituale delle tavole, vengono serviti i piatti che contengono le pietanze di cibi tradizionali, che hanno un significato simbolico e propiziatorio.

Vediamoli insieme: cominciamo con la “cuddrhura”, un grosso pane a ciambella che, simboleggiando il serpente che si morde la coda, richiama il cerchio del tempo che si rinnova. I pani, tanti quanti santi che si ospitano al tavolo, contengono al centro un finocchio ed un arancia. Poi c’è la “ciciri e tria” e la massa, di cui parleremo nello specifico, pasta con ceci o con ceci e cavolo verde, che, con i suoi colori uguali a quelli del narciso, è simbolo della primavera. Non può mancare il pesce fritto: piccoli pesci non particolarmente pregiati ma molto gustosi, simboleggianti il Cristo. E poi lampascioni sotto olio e aceto, al pomodoro, scattarisciati, che simboleggiano il passaggio dall’inverno alla bella stagione. Lu “caulufiuru” (cavolfiore) o li mugnulli stufati, proprio per le loro infiorescenze, simboleggiano il bastone fiorito di San Giuseppe. E ancora fae nette cu la sarda, purea di fave bianche con in cima una o più sarde fritte, ciciric pasuli e pesieddrhi cu lu baccalá. Legumi, dunque, come carne dei poveri, alimenti fondamentali arricchiti dal baccalà fritto, cibo delle grandi occasioni, con riferimenti sempre alla spiritualità (pesce). Maccarruni cu lu mele e la muddrhica fritta, tipico di questa festa, è piatto poco diffuso, composto da maccheroncini di pasta fresca, miele, mollica di pane fritta. Infine, le cartiddrhate, dolce tipico del Natale, simboleggianti le fasce che avvolgevano Gesù bambino.

SAN GISEPPU NUN CI PASSA SENZA CICIRI CU LA MASSA. LA RICETTA

Metteremo i ceci a mollo la sera prima, e li cuoceremo poi con acqua e odori (sedano, cipolla, carota) come di consueto. Intanto prepariamo con farina di semola di grano duro, una sfoglia spessa qualche millimetro, che taglieremmo in tagliatelle larghe e corte che faremo asciugare su un canovaccio infarinato. Una parte di queste verranno fritte in olio evo, le altre le lesseremo nell’acqua di cottura dove avremo lessato il cavolo verde o la verza. Al termine metteremo insieme ceci, pasta lessa, e verza. In un pentolino mettiamo abbondante olio evo con un quantità di cipolla soffritta che, appena dorata, verseremo insieme all’olio di cottura sulla pasta ceci e verza, insieme alla pasta fritta. Il tutto condito da una polvere composta da chiodi di garofano, cannella e pepe tritati.

Non ci resta che invitarvi a provarla…è gustosissima!

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