San Martino, Capodanno agricolo

San Martino dal caldo mantello si festeggia col vino novello

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11 Novembre, ultimo giorno dell’anno agrario, del mese in cui i semi giacciono in terra in attesa di rinascere a nuova vita. Il mese della fine che segna l’inizio del rinnovamento che si compirà in Primavera. 11 Novembre, San Martino di Tours, cavaliere romano che donò metà del suo mantello a un povero mendicante. Da sempre i contadini attendevano questo giorno, che solitamente è il più tiepido rispetto ai rigori dell’incipiente inverno, per assaggiare il vino nuovo. Osservavo da piccola la grande ansia che c’era in questi giorni, si sentiva che era in gioco il lavoro di tante persone e il prestigio personale del produttore. Era un rito quando il “colono” addetto ai lavori di vendemmia e pigiatura, insieme al nonno e ai maschi della famiglia, si riunivano per “aprire le ozze” (grandi anfore di terracotta) che contenevano il magico succo, oggi sostituite delle botti. Tutti insieme assaggiavano il vino nuovo che metteva tanta allegria
e buon umore anche a chi dietro le quinte assisteva al rito. Nasceva così il vino NOVELLO CHE FA L’ANIMO BELLO, come diceva mia nonna che, per far degustare bene il vino,
preparava le pittule, le prime rape nfucate e poca brace di carne, con finocchi crudi, cuori di sedano, castagne alla brace e noci. Era una festa che apriva alle tante festività invernali. Ancora oggi la tradizione vuole che la sera dell’11 Novembre si festeggi in tutte le famiglie con amici e parenti per onorare il cosiddetto Capodanno Agrario rappresentato proprio dal Novello.
Qualche notizia su questo speciale vino, che alcuni associano al Beaujolais: il Novello è un vino leggero molto profumato, sorseggiandolo si possono avvertire sentori floreali e fruttati
di violetta, lampone e mosto fresco. Il suo vivissimo colore rubino/porpora è dovuto alla macerazione senza pigiatura della buccia. si ottiene tramite doppia fermentazione, la prima con l’aggiunta di anidride carbonica che dona morbidezza e colore. In un secondo momento si procede alla pigiatura e alla normale fermentazione che si compirà in 3/4 giorni. Il Novello verrà subito travasato, filtrato, quindi potrà essere consumato, con la raccomandazione di non conservarlo a lungo. I salentini tengono molto alle loro tradizioni, tanto da tramandarle di  generazione in generazione come avviene per la cena di San Martino. Secondo la tradizione questa è sempre a base dei piatti e sapori che il Salento offre in questa stagione. I piatti tipici sono: alcuni tipi di carni arrosto, ma soprattutto le Pittule, palline di pasta fritta, cicorie alla pignata, rape nfucate, verdure di stagione crude per la “subbrataula” con noci , caldarroste e
per dolce la regina dell’autunno leccese: la Cotognata che insieme a chinnuliddhe (piccoli cestini di pasta di pane ripieni di mostarda di uva) e le pittule cu lu cuettu (decotto di mosto denso e gustosissimo), chiuderanno l’allegra serata ed apriranno insieme alle botti anche le festività invernali.

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