Sant’Oronzo, la piazza del Santo senza storia

Nell'articolo di Alda De Pascalis, una disamina storica su alcuni elementi architettonici di Piazza Sant'oronzo a Lecce.

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In Piazza Sant’Oronzo, cuore della città di Lecce, il 24-25-26 Agosto viene celebrata la festa di Sant’Oronzo e degli altri due martiri Giusto e Fortunato. Una festa molto attesa e sentita da tutta la cittadinanza, dalle caratteristiche classiche del folclore salentino, che vede nei tre giorni alternarsi celebrazioni religiose come la processione solenne, a celebrazioni civili ed eventi spettacolari. Le vie del centro abbondano di bancarelle di mercanzie di vario genere, immancabili noccioline e frutta secca di ogni sorta, bancarelle di scapece gallipolina e mostazzuoli, tipici prodotti di questa magica terra. I fuochi d’artificio chiuderanno la festa la sera del 26. Luogo simbolo della festa è la piazza, rappresentativa di questa tradizione per i suoi monumenti al santo dedicati.

Cuore della città antica e della città moderna, oggi la piazza è la conseguenza di stratificazioni che nei millenni si sono succedute. Risultato, uno stile eclettico che parla attraverso diverse espressioni architettoniche della sua importante e unica storia. Anticamente il suo nome era Piazza dei Mercadanti per le numerose botteghe che ospitava, o Piazza civica, per distinguerla da Piazza del Duomo. Prima che venissero effettuati i lavori per portare alla luce l’Anfiteatro Romano, la Piazza era spostata rispetto all’attuale posizione. All’epoca era esattamente l’area sovrastante l’Anfiteatro, di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove vi era una fontana attribuita allo Zimbalo. Nei pressi della statua di Sant’Oronzo e non lontano dalle cosiddette Capande, locali posti sotto porticati nel puro stile veneziano, segno di un’epoca in cui i veneziani erano stati in città, c’era un monumento equestre rappresentante il Re Carlo V. Statua questa che fu poi collocata nella chiesa di San Giuseppe e di cui in seguito si sono perse le tracce. Nel 1901 iniziarono i lavori di scavo in seguito alla scoperta archeologica dell’Anfiteatro: questo portò alla demolizione di molti palazzi antichi come palazzo Castriota o le stanze posteriori del Sedile, la zona delle “Quattro Spezierie” e le leggendarie Capande. Queste demolizioni cambiarono totalmente la topografia della piazza, tanto da richiedere che la statua del Santo a cui questa era dedicata, venisse girata verso quello spazio che diventerà poi la nuova Piazza Sant’Oronzo costruita tra il 1934 e il 36. Questo luogo viene intitolato al Santo nel 1656, quando in seguito all’epidemia di peste che si era abbattuta su tutto il Regno di Napoli, la città di Lecce ne fu risparmiata per intercessione di Sant’Oronzo. A questo fu anche dedicata una Statua eretta nel centro, sia visivo che planimetrico, della piazza.

Prima di parlare della statua raccontiamo la particolare storia della Colonna Romana del II sec d.C. in marmo Cipollino d’Africa. Come la vita del Santo, anche la Colonna ha una sua storia mista a leggenda. Parte di una coppia di colonne che segnava a Brindisi la “regina viarum”, ovvero la fine della via Appia, la leggenda vuole che secondo i brindisini questa colonna fosse stata trafugata di notte dai leccesi. Le testimonianze raccolte dal canonico di Brindisi, Pasquale Camassa, raccontano che fu donata alla città di Lecce in segno di ringraziamento al Santo patrono per aver protetto i cittadini di Brindisi, così come quelli di Lecce, dalla epidemia di peste che imperversava in tutto il regno. Quando si decise la donazione i brindisini si opposero in ogni modo alla cessione del bene alla città di Lecce. Infatti questi ultimi furono costretti a portarla via con numerosi carri in piena notte, tanto da far sembrare questo gesto un furto in piena regola. I rocchi giunti a Lecce rimasero ben 15 anni depositati senza essere utilizzati. Solo nel 1681 fu posta la prima pietra per la costruzione di una prima versione del piedistallo della colonna che conosciamo. La prima statua di Sant’Oronzo, realizzata prima in legno, fu fusa in rame a Venezia nel 1684, un’opera di 4 metri d’altezza issata sempre dall’ingegnoso Zimbalo. Un razzo però incendiò rovinosamente la statua durante i festeggiamenti del Santo Patrono nel 1737. Successivamente ne fu fusa un’altra secondo il progetto di quella precedente, che fu persa in mare a largo di Pescara in un naufragio. Il 17 Agosto 1739, dopo essere stata rifatta per la terza volta su disegno di Mauro Manieri, la bellissima statua del Santo Patrono, alta ora cinque metri, viene posta definitivamente sulla Colonna Romana.

Una piccola chicca: avendo il Santo sulla mano destra tre dita sollevate, dobbiamo interpretare questo segno come un gesto scaramantico, per scongiurare una quarta Sua statua? A voi tutti una possibile chiave di lettura.

Intanto buona festa a tutti!

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