Il “sarto” della cartapesta

In Piazza Duomo storia e arte di Marco Epicochi

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È diventata l’ultima tappa del lungo tour di Piazza Duomo. Le guide turistiche alla testa delle comitive dei vacanzieri, dopo aver presentato tutti i tesori della piazza più bella di Lecce, dopo aver raccontato le gesta creative del Cino e del vescovo Pignatelli e aver difeso le scelte architettoniche del Manieri, e dopo aver tessuto le lodi dello Zimbalo e della generosità del vescovo Pappacoda, dopo, cioè, aver inebriato i visitatori presentando una così grande ricchezza, li accompagnano all’ultima fermata.

Poco più avanti, ai piedi della torre campanaria, davanti alla bottega della cartapesta di Marco Epicochi.

Fuori, una bacheca allestita dall’artista, in miniatura il “pupo” smontato: bustino in filo di ferro avvolto in lana di legno e tutti i pezzi del corpo in terracotta. Sorprendente attrazione per i turisti che vogliono saperne di più. In sottofondo l’olezzo della colla, mescolato a quello dell’argilla fresca, che escono dalla porta. Chi considera l’Epicochi un emergente per via dei suoi 43 anni, non ne ha seguito un cammino lungo ma travolgente allo stesso tempo. Chi lo considera già un maestro da insignire, ha la vista lunga e prospettica.

La sua arte merita la sosta di chi arriva a Lecce per conoscere e ammirare il Barocco e sa pure che l’arte della cartapesta leccese, in alcuni casi, non è “figlia di un dio minore”: oltre ad avere radici profonde in una tradizione che si sposa con la fede dei semplici e con la religiosità popolare, conta ancora oggi gli utili di una “scuola” alla quale lo stesso Epicochi è orgoglioso di essersi formato.

Dopo i primi rudimenti, appresi sgranando gli occhi sulle mani del nonno Raffaele che tutto l’anno “si divertiva” a costruire i pupi per il presepe del prossimo Natale, Epicochi frequenta la sezione scultura dell’Istituto d’Arte della città. Qui dà forma e movimento alla passione, battendo pietra leccese e marmi e seguendo i consigli di maestri oggi famosi in tutto il mondo: Marcello Gennari, Antonio De Dominicis (passato a miglior vita) e Vito Russo.

Poi le botteghe: quella dello scultore Toffoletti, sul corso dentro porta Rudiae e, infine, quando il ragazzo “insoddisfatto – sono parole sue – per la staticità dell’arte scultorea” decide di tentare il grande salto nel mondo della cartapesta che gli concedeva “di fare largo alla fantasia, al movimento, ad una maggiore libertà espressiva”, l’incontro con i fratelli Malecore, autentici “monumenti” dell’età contemporanea.

Nel 1999, ad appena 25 anni, poco più che uno sbarbatello, la decisione della vita: aprire una bottega tutta sua. E non in un “buco” qualsiasi. Nel cuore del centro storico, in piazza Duomo, dove è nato. Qui negli ultimi 18 anni è cresciuto e non solo come cartapestaio.

Perché – è lui a svelarlo – chi è artista della cartapesta, deve anche essere un bravo modellatore per dare forma alle parti anatomiche che sbucano dai panneggi, deve diventare un bravo decoratore per accarezzare con il colore i drappi con le loro pieghe. Sarto addirittura.

www.cartapesta-lecce.it

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