Una camminata a Porto Selvaggio, tra cielo, mare e profumo di pini

di Luciana Lettere

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Pochi, pochissimi chilometri a piedi per godere di uno dei più bei tramonti della Puglia. Un itinerario a piedi per raggiungere una delle baie ormai più celebrate del Salento: Porto Selvaggio. Già il nome dovrebbe evocare un luogo impervio e primitivo. E un po’ lo è. Prima di tutto perché qui, nei pressi della Grotta Torre dell’Alto, sono state trovate le testimonianze sulla prima frequentazione dell’uomo nel Salento, precisamente tracce lasciate dall’Homo Neanderthalensis di almeno 100000 anni fa. E in secondo luogo perché la camminata richiede un po’ di fiato per affrontare i numerosi dislivelli.
Niente a che vedere, ovvio, con le vette raggiunte da Messner, anche perché siamo nel Salento e pur raggiungendo diversi speroni rocciosi a strapiombo, salirete al massimo di 60 metri sopra il livello del mare. Insomma una passeggiata per tutti, che vi regalerà piccole grandi emozioni considerati i panorami che vi aspetteranno in cima.

L’itinerario proposto è situato, quindi, in territorio di Nardò, sulla litoranea S. Caterina – Porto Cesareo. Questa
zona dall’inestimabile valore paesaggistico e ambientale, per fortuna nel 1980, è divenuta Parco Naturale. Ben 430 ettari fra costa ed entroterra, dove troverete Pini Italici, Pini d’Aleppo e Pini Marittimi e potrete immergervi in quel poco di “selvaggio” che è rimasto ancora nel Salento. Gli alberi presenti in realtà sono giovani, poiché piantati negli anni ’50, grazie all’intervento della Cassa per il Mezzogiorno, nell’ambito di un progetto di riforestazione dell’area.

Prima di tuffarvi con gli occhi o interamente nelle acque cristalline della baia, la camminata vi regalerà un’immersione nella natura quindi, grazie anche al silenzio che qui regna sovrano d’inverno oppure all’orchestra di cicale, che vi aspetta nel periodo estivo. Se in macchina, vi basterà dirigervi fino alla fine di Via Cesare Cantù, dove troverete un parcheggio di fronte al mare. Lasciata la macchina qui, tornate indietro a piedi e sulla vostra sinistra noterete una pineta e una lieve salita.

Aguzzate la vista e in fondo scorgerete una scala in pietra. Prendetela e iniziate a salire, e dopo nemmeno una decina di gradini guardando all’insù avvisterete già la Torre dell’Alto. Una volta raggiunto lo spiazzo davanti alla torre, prima di fotografare il panorama davanti a voi (viene spontaneo tirare fuori subito macchina fotografica o telefono), soffermatevi ad osservare la splendida scalinata in tufo e la costruzione troncopiramidale a base quadrata davanti i vostri occhi. La Torre dell’Alto è una delle tante torri costiere del Salento, finita di costruire nel 1569 su progetto del viceré spagnolo Don Pietro da Toledo, e ha una leggenda da raccontarvi. I pescatori che passano da qui sotto raccontano, infatti, che in cima alla rupe si vede a volte durante le notti di luna piena il fantasma di una donna vestita da sposa.

È il fantasma di una bellissima fanciulla di Nardò che nel ‘600 per ribellarsi allo “jus primae noctis” (il diritto della prima notte) imposto da Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, detto Guercio di Puglia, allora conte di Conversano e duca di Nardò, dopo aver sposato il suo amato, e “con la luna alta, e il vento lieve” si lanciò da qui. Da allora la rupe a picco sul mare, ai piedi della Torre dell’Alto, è denominata “Rupe della dannata”.

Dopo aver subito il fascino di questo luogo, lasciatevi la torre alle spalle e proseguite dritto per il sentiero segnalato davanti a voi. Qui, fate respiri profondi, per trattenere il profumo intenso dei pini. Al primo quadrivio svoltate a sinistra cercando di tenere la costa sempre sott’occhio. Una volta giunti in un punto panoramico segnalato da una targa in memoria di Renata Fonte, ex assessore della Cultura di Nardò e assassinata da mafiosi locali sull’uscio di casa nell’ ’84, imboccate il sentiero a destra (guardando la targa) e dopo pochissimo sulla sinistra troverete una scala lunghissima in pietra che vi porterà dritto nella baia più famosa nel Salento. Non pensate al fatto che quella scala dovrà essere ripercorsa al ritorno in salita, ma pensate solo che nella baia ci dovete per forza mettere piede una volta nella vita, ma soprattutto che al rientro vi aspetta uno dei tramonti più belli della Puglia.

Per ammirarlo vi basterà ritornare esattamente vicino alla Torre dell’Alto. Qui fermatevi nell’ora del tramonto, e non parlate più. Guardate solo il cielo.

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