In viaggio nel tempo

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ferrovie del sud-est

Lecce-Gallipoli con il treno

di Maria Thilo

Si dice che tutte le strade portino a Roma. Ho paura che non sia ancora così per il Salento. Le infrastrutture della penisola possono essere una sfida senza un’auto; ma questo può avere anche dei lati positivi. Le “Ferrovie del Sud Est” coprono una buona parte del territorio e da Lecce si possono visitare molti paesini e centri del Salento e della Puglia.

treninoQuesto sabato mattina porto le mie figlie per un viaggetto a Gallipoli. Con i biglietti in mano e la merenda pronta ci dirigiamo verso la piattaforma più lontana della stazione di Lecce. Qui, sull’ultimo avamposto di TrenItalia, convalidiamo i biglietti ed entriamo in un territorio inesplorato. Attraversando i binari, andiamo verso l’ultimissima piattaforma, dove un treno è in attesa. È il nostro treno? No, il bigliettaio ci dice che il nostro sarebbe arrivato in breve tempo. I treni vanno e vengono e, mentre chiamiamo la nostra destinazione a gran voce, veniamo rassicurate che il nostro treno sarebbe arrivato di lì a poco.

Certo, questo fa parte del fascino della vita lenta del Salento. Alla fine eccolo là, con venti minuti di ritardo. Assicurandoci di entrare nella carrozza giusta per non andare a finire ad Otranto, ci infiliamo in uno splendido trenino, un residuo degli anni ’70, con le sue tendine arancioni e i sedili rivestiti di finta pelle marrone, coordinati ai muri color guscio d’uovo e verde menta, illuminati dalla luce del sole di questo brillante giorno d’autunno. Il fischio del treno e …si parte!

trenino 2Lasciandoci alle spalle la periferia di Lecce godiamo della vista degli olivi, delle pagghiare – i tradizionali edifici di pietra – e degli orticelli disseminati sul paesaggio. Qua e là ecco un uomo anziano che zappa la terra rossa o raccoglie cicorine spontanee e rucola. Un trattore passa tra gli alberi. Le stazioni dei paesini di campagna si susseguono alla vista e i vagoni si separano a Zollino, dove i binari prendono direzioni diverse. A merenda finita è arrivato il momento di provare a realizzare il sogno delle mie figlie appassionate di treni, così ci spostiamo verso il primo vagone. Il personale del treno è molto gentile: proviamo la vera ospitalità del Salento quando ci permettono di entrare nella cabina del capotreno. Passo il resto del viaggio qui, chiacchierando con il conducente mentre mia figlia fa fischiare allegramente il treno ad ogni passaggio a livello, superando greggi di pecore e vigneti.

E infine, poco più di un’ora dopo la partenza, vediamo il blu del Mar Ionio luccicare nel punto in cui i binari sembrano incontrarsi all’orizzonte. Uscendo dalla stazione di Gallipoli veniamo accolte da una spaziosa piazza verde. Dopo averla attraversata ci dirigiamo verso la strada principale, Corso Roma, e andiamo verso il porto e la città vecchia. Da entrambi i lati del Corso vediamo di sfuggita il mare dalle strade laterali e mi assale la strana sensazione di camminare su una barca. Ci spostiamo dalla luce all’ombra, dove l’aria è ancora fresca, e poi di nuovo al sole, quando sentiamo presto il bisogno di toglierci le giacche. I gabbiani volano sopra di noi mentre ci avviciniamo al porto e superiamo un matrimonio dopo l’altro: gli stupendi edifici sul lungomare fanno da sfondo perfetto per un album di nozze.

gallipoli novembre
L’acqua chiara attrae immediatamente le ragazze, che si fermano ad ammirare i banchi di piccoli pesci attorno alle barche da pesca attraccate al molo. Attraversiamo il ponte ad arco del XVII secolo, che collega l’isola fatta di pietra calcarea dove si trova la città vecchia al resto di Gallipoli e ci tratteniamo sulle passerelle di legno del porto, all’ombra del castello bizantino con le sue mura fortificate, prima di entrare nel mercato del pesce dall’altro lato della strada. I banchetti stanno per chiudere, ma c’è ancora tempo per godere della vista e del profumo delle cozze appena pescate, delle vongole e delle ostriche in mostra in grandi coppe di ceramica bianca e della collezione di conchiglie colorate. Ci fermiamo in uno dei ristoranti attorno al porto per dar riposo ai piedi e per riempirci la pancia
con un pranzo di pesce fresco a base di “fracaia” (pesciolini fritti) e pasta ai ricci di mare.

conchiglie gallipoliContinuiamo il nostro breve viaggetto di un solo giorno, perciò non entriamo né nel castello per vedere la mostra allestita in questo periodo, né nel Museo Civico con la sua ampia collezione di animali e manufatti; ci siamo limitate a passeggiare tra gli stretti vicoletti dell’intricata mappa stradale, traccia del dominio islamico della città nel 900 a.C. Le ragazze giocano in piazza mentre io ho il tempo di ammirare la “Fontana Greca” del XVI secolo, scolpita meravigliosamente, e dare una sbirciatina all’imponente cattedrale barocca prima di tornare indietro per prendere il treno pomeridiano. Questa volta il treno è puntuale e noi facciamo giusto in tempo a gustare un gelato artigianale prima del “tutti a bordo”. Ormai le ragazze sono stanche e il viaggio di ritorno trascorre velocemente, mentre si addormentano sui sedili marroni.

Il nome “Gallipoli” deriva dal Greco e significa “città bella”, ciò che effettivamente è. Ma la bellezza, si sa, risiede negli occhi di chi guarda e in Salento va trovata ovunque – anche nei graffiti, nei ritardi del treno e negli arredamenti degli anni ’70.

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